domenica 25 ottobre 2015

Esercizi di compagnia

De amicitia o De senectute?
(di Felice Celato)
E’ curioso che un lungo articolo sull’amicizia nelle varie fasi della vita sia comparso, sulla rivista americana The Atlantic, nella rubrica dedicata alla salute. Eppure, sembra, le varie ricerche che l’articolo cita documentano come l’amicizia nelle varie fasi della vita – ancorché soggetta a tutte le modificazioni che il tempo porta con sé – rimanga un pilastro della “felicità” personale che, almeno negli USA (ma credo anche qui da noi), è ritenuta un fattore importante della nostra salute (forse non solo psichica).
Delle evoluzioni dell’amicizia nei tempi della vita, non vale la pena di occuparsi in questo blog, frequentato in grandissima prevalenza da seasoned readers (del resto l’articolo, chi ha più giovanili interessi, lo può trovare facilmente sul sito di The Atlantic). L’amicizia, dice l’articolo, è una relazione senza legami eccetto quelli che tu scegli di allacciare, basata su tre fondamentali aspettative (somebody to talk to, someone to depend on and someone to enjoy, qualcuno con cui parlare, qualcuno su cui contare, qualcuno con cui condividere qualche piacere) il cui peso relativo tende a mutare negli anni, secondo i tempi e le circostanze  della vita nelle quali le amicizie si sviluppano; e, in fondo, l’osservazione di queste evoluzioni è sufficientemente facile (almeno credo) per ciascuno di noi. Noi siamo ormai nel secondo tempo del film e vale la pena forse solo di considerare ciò che ci resta da vivere prima del The End.
La mia esperienza di adulto più che stagionato mi porta a riguardare indietro al mio mondo delle amicizie con animo, in fondo, contento: della lontana adolescenza, conservo, forse, un solo amico, che vedo raramente ma sempre con la sensazione di riprendere discorsi brevemente interrotti; della mia prima gioventù, solo….una moglie e una coppia (mai deserta) di carissimi amici; dell’università, assolutamente nessuno; del lavoro, alcuni e diversi ma ormai tutti passati attraverso il vaglio della consonanza intellettuale: dimenticati (almeno spero) i biglietti da visita, le vere amicizie sono rimaste il frutto di frequentazioni ormai perse ma durante le quali si è costruita un’affinità di visioni, di sensibilità, di complicità intellettuali che si rinnovano in tutti gli incontri, indipendentemente dalla loro frequenza. Il vaglio dell’età più che matura, la libertà da frequentazioni funzionali alla vita lavorativa, e forse anche il maggior tempo che ci è consentito dedicare alla cura del nostro pensiero e del nostro spirito, mi hanno portato a selezionare, anche dopo finita la vita più intensamente lavorativa, un piccolo numero di amici, nuovi o estratti dalle varie fasi del tempo (e anche, nei limiti del possibile, via via fra loro integrati), ai quali attribuisco (forse egoisticamente) il beneficio della “salubrità”: scambiarsi le idee, magari litigare aspramente su di esse mantenendone il filo nel tempo, alimentare reciprocamente le rispettive opinioni, anche coi mezzi della moderna comunicazione (come questo blog o qualche mail durante la settimana), mi paiono tutti esercizi di compagnia, come di una scorta  reciproca sul cammino della anzianità (quindi somebody to talk to and someone to enjoy ma anche, in un senso forse nuovo, someone to depend on).
Forse, come rileva l’articolo, l’età anziana esige una cura più gentile dell’amicizia; e, talora, questo tratto è il più impegnativo quando il tempo ci ha reso più aspri e quando le nostre opinioni si sono fatte più esperte e, magari, anche più nette. Ma – ne sono convinto – il salubre bene dell’amicizia fortemente consiglia questo sforzo che è reciproco allenamento in vista di quella che il cardinale Martini chiamava “l’età in cui si impara a mendicare” ( Carlo Maria Martini :Le età della vita, Mondadori, 2010)
Roma 25 ottobre 2015





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