Quel rib fra Dio e l’uomo
(di
Felice Celato)
Il
carnevale è finito (intendo quello di calendario, per il resto va avanti,
almeno da noi, imperterrito e rumoroso); e dunque, per coloro che seguono il
calendario liturgico – e io sono fra questi – oggi comincia la quaresima, tempo di particolare impegno – diceva
Benedetto XVI – nel combattimento
spirituale che ci oppone al male presente nel mondo, in ognuno di noi ed
intorno a noi.
E
dunque eccomi ad una segnalazione di una lettura quaresimale, intonata alle
parole del Papa Emerito e adatta anche a chi, dell’eterna domanda dell’uomo (unde malum?), voglia cogliere solo il
significato drammatico. Il minuscolo libretto (poco più di 30 pagine) di
Jean-Paul Hernandez, Sul male – Del grido
che Giobbe osò e della risposta che Dio gli diede (AdP 2017), mi pare proprio la proposta giusta. Si tratta, come si capisce dal sottotitolo, di una
ri-lettura del libro di Giobbe che ogni lettore, anche integralmente laico,
avrà di certo apprezzato, almeno letterariamente (perché, in fondo, ha la dignità
letteraria di una tragedia greca), nella sua potente ed umanissima ribellione
al male.
Rileggere
il libro di Giobbe non è sempre un esercizio agevole, ma JP Hernandez trova,
secondo me, la chiave giusta per proporlo in un modo molto suggestivo che, svelando
la tessitura “giuridica” del testo, ne esalta il significato cristiano, quasi
come anticipazione Cristologica, del resto già colta – segnala l’autore – dalla
tradizione patristica e, secoli dopo, persino da Carl Gustav Jung.
La
natura del grido che Giobbe osò viene
infatti ricondotta ad una forma di processo civile tipica della cultura ebraica
del tempo, il rib, una sorta di
processo senza giudice, in sostanza un confronto pubblico, esplicito e diretto
fra le ragioni dei contendenti in cui la
parte lesa (qui Giobbe) sfoga tutta la
sua recriminazione davanti al colpevole per pro-vocarlo (chiamarlo fuori) sotto gli occhi di tutti ad esporre le
ragioni del suo agire (o non agire). Il colpevole ha due opzioni: o fugge e perde per sempre la sua relazione
con la parte lesa, o si fa vedere
(p.es., si affaccia alla finestra) e così riconosce la sua colpa e recupera la
sua relazione con la parte lesa. Anche
se non ci sono giudici formali in un rib,
l’intero vicinato o l’intero villaggio è considerato alla stregua di testimoni
notarili. Nel caso di Giobbe la
“colpa di Dio” è Giobbe stesso, il suo corpo, le sue piaghe che stanno sotto
gli occhi di tutti.
E
Dio – nella bellissima parte finale del libro di Giobbe, dissipate le zoppicanti teorie retributive del male – sceglie la seconda
opzione, si fa vedere, copre ogni
distanza, parla, accetta di entrare
nella dinamica del rib,… assume il
ruolo dell’accusato; e con ciò recupera
la sua relazione con la parte lesa, gli pone d’innanzi l’enormità della sua
potenza, la maestà del suo sguardo, l’estrema debolezza dell’uomo e della sua
creaturalità.
Ma non
è questa maestosa enormità che “chiude” la vicenda; è, invece, a chiuderla, il “semplice”
fatto che questo rib si sia
instaurato, pur in questa sproporzione delle parti; in questo sta la “vittoria”
di Giobbe alla quale Dio ha acceduto lasciandosi pro-vocare (chiamar fuori,
davanti a tutti) per recupera[re] la sua relazione con la parte lesa.
E proprio perchè con il grido di Giobbe si è instaurato fra l’uomo e Dio un contenzioso, ora - di fronte a Dio stesso, nell’interesse
dell’uomo e come per un'intrinseca ragione di equità fra le parti - non può che stare “un altro pari a Dio” e
mandato da Dio, un innocente inchiodato alla croce per prendere su di sé ogni accusa ed ogni condanna. Come Dio e come uomo innocente.
Non
spiega il male, il libro di Giobbe; ma ne anticipa il “rimedio”, radicando un rib perenne per il quale Giobbe (Io so che il mio redentore è vivo e che,
ultimo, si ergerà dalla polvere, Gb, 19,25) invoca il soccorso di un avvocato
difensore. Non per caso, fa notare il
nostro autore, Gesù, Jeshua, in ebraico significa salvezza di Dio e Paraclito, in greco,
significa avvocato difensore.
Bene:
le poche (e bellissime, persino commoventi) pagine di JP Hernadez mi paiono adatte ad accompagnarci nel combattimento spirituale che ci oppone
al male presente nel mondo, in ognuno di noi ed intorno a noi, con la
sicura tutela di Chi per nostro conto, solo, può stare davanti a Dio.
Una
fruttuosa quaresima a tutti!
Roma,
1° marzo 2017, mercoledì delle ceneri.
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