venerdì 24 giugno 2016

The day after

 24 giugno 2016
(di Felice Celato)
Mentre lo scemario mediatico allinea i consueti polifonemi  (la sterlina in caduta libera, panico nelle borse, crollo globale, mercati nervosi, vola lo spread, la speculazione impazza, oro ai massimi, corsa ai beni rifugio, fuga dagli asset a rischio, scenari inquietanti. etc. di banale in banale), mi sono tornati in mente due libri che ho molto amato, entrambi di Joseph Roth: La marcia di Radetzky e La cripta dei cappuccini, due meste elegie sulla storia che passa lasciandoci rimpianti anche teneri: Così era allora! Tutto ciò che cresceva aveva bisogno di tanto tempo per crescere; e tutto ciò che finiva aveva bisogno di lungo tempo per essere dimenticato. Ma tutto ciò che un giorno era esistito aveva lasciato le sue tracce, e in quell’epoca si viveva di ricordi come oggigiorno si vive della capacità di dimenticare alla svelta e senza esitazione.
Per Joseph Roth il tramonto dell’Impero Absburgico era la fine di un mondo di storie (il fratello di mio nonno era quel semplice sottotenente di fanteria che nella battaglia di Solferino salvò la vita all’imperatore Francesco Giuseppe), di sentimenti (mio padre sognava un regno slavo sotto il dominio degli Asburgo. Sognava una monarchia degli austriaci, degli ungheresi e degli slavi), di valori (nel testamento mi aveva nominato erede delle sue idee. Non per nulla mi aveva fatto battezzare col nome di Francesco Ferdinando), di punti di riferimento (vecchio e solitario, lontano e per così dire pietrificato, pure vicino a tutti noi e onnipresente nel grande e variopinto impero, viveva e regnava il vecchio imperatore Francesco Giuseppe ). La caduta dell’Impero e la morte dell’Imperatore lasciarono Joseph Roth sconvolto come il suo personaggio (Dove devo andare, ora, io, un Trotta?...) e qualche anno dopo, prima di morire, in esilio, disperato ed alcolizzato, visti gli esiti di quel tramonto ( Hitler era già diventato cancelliere del Reich), scriveva al suo amico Stefan Zweig: si è riusciti a far governare la barbarie. Non si illuda. L’inferno comanda.
Oggi certamente, molti milioni di morti dopo, nessuno rimpiangerebbe quell’Impero Absburgico che Roth tanto amava; salvo, forse, qualche vecchio Triestino e qualche austriaco, naturalmente. La storia passa e gli uomini se la sentono scorrere come sabbia nelle mani, anche quando, stringendo il pugno, vorrebbero trattenerla.
Così va il mondo. E, presumo, continuerà ad andare.
Roma 24 giugno 2016


PS. Con riferimento al post di ieri: la frittata è grande! Pensate solo al dover precisare, quando si parla di extracomunitari, che non ci si riferisce agli inglesi.

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