giovedì 12 maggio 2016

Letture

Pensieri sull’Italia
(di Felice Celato)
Come sanno i lettori di questo blog, non sono un uomo di molte speranze, per l’Italia; e me ne dolgo  perché, come scriveva Benedetto XVI, noi abbiamo bisogno delle speranze –più piccole o più  grandi – che, giorno per giorno, ci mantengono in cammino (anche se, per mia fortuna, il grande pontefice poi aggiungeva: senza la grande speranza, che deve superare tutto il resto, esse non bastano). Il fatto è che il declino mi pare così radicato dentro di noi (società, animi e menti) da essere ormai ineluttabile. La nostra decrescita infelice mi pare solo questione di pendenza della curva.
Ma su quel “residuo secco” di speranza che c’è dentro ognuno di noi, ineliminabile anche dopo ogni evaporazione, su quel ribelle angolo dell’animo che non accetta la disgregazione come una mèta, in questi giorni è planato un forte “nonostante tutto”. E’ un piccolo libro di nemmeno 100 pagine (Pensieri sull’Italia. L’importanza della politica, Salerno, 2016) appena pubblicato dal prof. Pellegrino Capaldo, un ormai anziano professore di economia d’azienda ed ex banchiere, che io considero una delle (poche, pochissime) menti lucide tuttora sopravvissute alla tempesta di polvere che asfissia i nostri pensieri.
Il professor Capaldo (altre volte ne ho segnalato qui le opinioni) traccia alcune linee di un essenziale progetto politico, economico e sociologico per arrestare il declino; ma prima ancora rivendica la necessità di un progetto, senza il quale ci si limita a rincorrere i problemi [e ad]..affrontarli più o meno a caso, con un governo che ripete ossessivamente di stare tranquilli perché le cose vanno meglio e l’Italia sta uscendo dalle difficoltà.
Certo, in un paese che – come scrive un militare americano che ci conosceva bene in un bel libro di memorie del 1944 – “apprezza l’oratoria al di là dei contenuti ed è affascinato dai fuochi d’artificio verbali cui in genere si ricorre per nascondere la mancanza di idee originali”, l’operazione [di un progetto che magari non dia frutti a breve termine] non è priva di rischi. E molti nostri partiti, che sembra facciano fatica a guardare oltre il proprio naso, potrebbero ritenere questi rischi troppo grandi e insuperabili. Ed è per questo che Capaldo mette in fila una serie di idee forse destinate, prima ancora che ai politici, ai cittadini alla loro necessaria consapevolezza, a rimetterli a tempo col tempo che una vera svolta richiede dopo i tanti tempi dati al declino. Si tratta di idee intelligenti, in larga parte nuove, messe giù con la chiarezza e l’essenzialità che solo il tanto studio e la profonda esperienza consentono di raggiungere, ad un tempo profondamente liberali e ricche di sensibilità sociale, animate da una placida determinazione delle buone ragioni per fare.
Beh! insomma, come avrete capito, il libro del prof Capaldo mi ha entusiasmato e non solo perché mi ha fatto sentire un po’ meno isolato nelle mie disordinate ruminazioni; ma perché, in fondo, in un nonostante tutto ci speravo, anche senza dovermi solo abbandonare al Nonostante tutto. E poi perché mi conforta che un anziano professore (come l’ho irrispettosamente definito poco sopra) possa coltivare un animo così giovane da fare, con sereno entusiasmo, lucidi progetti da affidare con urgenza a cittadini che ancora sappiano concepire un tempo lungo per uscire dai tanti mali che abbiamo costruito non cessata assiduità.

Roma 12 maggio 2016

Nessun commento:

Posta un commento