sabato 5 maggio 2018

Letture

…..nostalgiche
(di Felice Celato)
I lettori di questo blog sanno bene del culto di chi scrive per Alessandro Manzoni; e dunque non si meraviglieranno se oggi, 5 maggio, mi è tornata in mente una poesia sepolta nei ricordi di liceo e forse lì trascurata (magari per la sua metrica troppo scorrevole) o non appieno compresa, come solo con l’età – e pure tarda – si può fare. Il cinque maggio, come tutti sanno, è un’ode che Manzoni dedica alla morte di Napoleone; o meglio: alla gloria e alla morte di Napoleone, l’imperiale oppressore sconfitto che… i dì nell’ozio chiuse in sì breve sponda, a sua volta oppresso dall’onda dei drammatici e gloriosi ricordi (dei dì che furono l’assalse il sovvenir! e ripensò le mobili  tende, e i percossi valli, e il lampo dei manipoli,  e l’onda dei cavalli, e il concitato imperio,  e il celere ubbidir.).
In qualche modo come negli Inni sacri, Manzoni recupera un fatto della storia umana o religiosa (lì il Natale, la Resurrezione, la Passione, la Pentecoste, qui la morte di Napoleone,) per una meditazione di natura poetica sulle vicende umane (la procellosa e trepida gioia d’un gran disegno, l’ansia d’un cuor che indocile  serve pensando al regno;  e il giunge; e tiene  un premio ch’era follia sperar; tutto ei provò: la gloria  maggior dopo il periglio,  la fuga e la vittoria,  la reggia e il tristo esiglio: due volte nella polvere, due volte sull’altar), sulla loro ambiguità (Fu vera gloria?) e sulla precarietà della loro consistenza che la fede (bella immortal, benefica fede ai trionfi avvezza!) sfuma pietosa (…valida venne una man dal cielo, e in più spirabil aere  pietosa il trasportò)  e dolcemente cancella  (e l’avviò, pei floridi sentier della speranza, ai campi eterni, al premio  che i desideri avanza, dov’è silenzio e tenebre la gloria che passò.).
In questi tempi di piccole imprese e di accesi rancori, il Dio che atterra e suscita, che affanna e che consola guardi con pietà alle vicende di questo mondo afflitto da tanti nani travestiti da Napoleone.
…..e polemiche
(pertanto, sempre di Felice Celato)
Lo dico subito prima che si innalzino, potenti, gli sdegni dei miei lettori più…. benpensanti ed ortodossi: il breve libro (un centinaio di pagine) che mi appresto a segnalare contiene qualche semplificazione di troppo e anche qualche banalizzazione non necessaria (e magari irritante). Ma, Nati per la libertà – L’inutile tentativo di sopprimere lo spirito umano di Louis E. Carabini (IBL libri, 2018, ebook) è una vera miniera di argomenti utili per confondere (se mai fosse necessario) gli statalisti, regolamentazionisti, iper-dirigisti che sognano (sotto ogni latitudine ma da noi diffusamente) di poter spremere benessere dalle regole e dalle intrusioni. C’è evidentemente una componente vagamente provocatoria in alcune delle argomentazioni di Carabini; ma, vivaddio!, nello stagno del politically correct statalista e noioso, un agitatore di acque morte ogni tanto non fa male.
Per questo mi sento di segnalare questa lettura che ha anche (per i più digiuni di economia) il pregio di semplificare (talora ostentatamente ma sempre efficacemente) la percezione delle dinamiche economiche che governano il mondo e le nostre società.
Aggiungo: si tratta di una lettura estremamente piacevole; ha qualche anno (è stato pubblicato dal Ludwig von Mises Institute nel 2008 e solo recentemente tradotto in Italiano) ma lo dimostra solo in qualche statistica datata, del resto facilmente aggiornabile.
Per dare un’idea dell’aria che tira in queste cento paginette (e della loro straordinaria attualità per i flosci italiani) mi limiterò a tre brevissime citazioni: (1) La ricchezza è sempre limitata da quello che si produce e la prosperità di una comunità è limitata dalla somma della produzione di ciascun componente. (2) Le regolamentazioni possono costituire un ostacolo alla libertà e alla prosperità maggiore della tassazione. (3) Molti credono che lo Stato possa miracolosamente fornire prosperità a tutti semplicemente creando e distribuendo ricchezza. La gente considera lo Stato come la fonte di “pasti gratis”: la manna dal cielo…. Nel mondo reale, qualcuno deve lavorare per fornire e pagare tutti i benefici gratuiti che gli altri ricevono: e quel qualcuno non è lo Stato.
Già da queste poche righe si sarà capito il perché della segnalazione.
Roma 5 maggio 2018 (duecentesimo anniversario della nascita di Carlo Marx)









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