martedì 25 aprile 2017

25 aprile 2017

Le due storie
(di Felice Celato)
Questa festa della Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazi-fascista, una volta molto sentita (forse perché se ne viveva ancora un qualche sapore divisivo?) scivola via fra l’indifferenza dei più (un Paese che ha perso il senso di se stesso può forse volgersi indietro a celebrare la sua storia?), la retorica dei soliti, il ponte lungo e le scemenze dei Partigiani di Roma con la Keffiah.
D’altra parte, si sta svolgendo in Europa un grande referendum a puntate sull’Europa stessa e, francamente, il tema prende più di un Bella ciao! anche se cantato – come giusto e doveroso– a fianco della valorosa Brigata Ebraica (come peraltro ho fatto io, e non solo per amore della verità): nel Regno Unito ha vinto il No, in Olanda il Sì, in Francia per ora il Sì tiene (vedremo fra due settimane a che percentuale arriva il movimento anti-Europeista francese), in Germania le elezioni di ottobre saranno in fondo su due modelli di Europa con scarso peso, spero, per avventure destrorse. L’Italia è il Paese nel quale l’esito mi pare più incerto: da un lato la consistenza (numerica) degli anti-Europeisti espliciti; forse divisibili in autenticamente espliciti e ambiguamente impliciti come pare piaccia al giornale dei Vescovi Italiani; dall’altro l’inconsistenza (per fortuna, pare, non numerica) dei sedicenti Europeisti, taluni grossolanamente ammiccanti (come si direbbe di un Premier che fa sapere di aver fatto togliere la bandiera Europea dal suo studio o che non manca di ripetere quotidianamente il lagnoso piagnisteo anti Europeo per spingere sotto il tappeto i problemi economici e finanziari costantemente elusi), talaltri   rancorosamente ambigui per la memoria di tempestosi rapporti certamente non incolpevoli.
Insomma: il 25 aprile, quest’anno, è finito per sembrarmi, ad un tempo, celebrazione della storia passata (la Liberazione) e evidenza della storia che passa (l’Europa di domani).
Allora, forse, vale la pena di fermarsi a riflettere sul nostro rapporto con la storia, specie per chi (come me) vive il presente con passione angosciata (e spesso insofferente).
Uno dei più grandi intellettuali del secolo scorso, Joseph Ratzinger, molti anni fa (siamo nel post-Concilio ma ben prima del pontificato di Benedetto XVI) scriveva: proprio in un’epoca di grandi sconvolgimenti, in cui ciò che è accaduto fin qui sembra dileguarsi per accogliere ciò che è completamente nuovo, l’uomo ha bisogno di riflettere sulla storia, la quale riconduce alle sue proporzioni reali l’attimo da lui ingigantito e lo inquadra in un avvenimento che non si ripete mai ma non perde mai la sua unità e il suo contesto….. Lo sguardo retrospettivo non permette predizioni del futuro, ma limita l’illusione di ciò che si presenta come completamente unico e mostra come anche in passato c’è stato qualche cosa, che non è uguale, ma è ad esso paragonabile. In ciò che vi è di diverso tra ieri e oggi si fonda l’incertezza dei nostri enunciati e la novità dei nostri compiti; in ciò che vi è di uguale si fonda la possibilità di un orientamento e di una correzione…..Ecco perché la storia non può essere solo il ripostiglio delle cose di ieri [sottolineature mie,*].
Tornando dalla dimostrazione della Brigata Ebraica, commentavo con un amico – in via del tutto generale – l’abuso del presente (sia esso culturale, economico, politico, etc.) per “giudicare” il passato (culturale, economico, politico, etc.) e magari, come è divenuta futile consuetudine, per pretendere o per concedere scuse labiali (che sono spesso la risposta dovuta ad altrettanti futili grida di facile “vergogna!”).
Chi è immerso nell’attimo da lui ingigantito può perderne le proporzioni reali e, di fatto, commettere madornali errori di valutazione (come accadde, per esempio, nella guerra civile Italiana del 1943-45): si può ovviamente dolersene (e non solo ex post, come attestano tanti luminosi testimoni, ribelli al corso delle cose mentre esse accadevano o minacciavano di accadere), senza estrapolarne sic et simpliciter il giudizio, perché in ciò che vi è di diverso tra ieri e oggi si fonda l’incertezza dei nostri enunciati.
Ecco perché, nei limiti dell’accessibile, la verità rimane l’unico canone di valore sulla storia e sui percorsi degli uomini nel suo ambito…..unico canone – di questi tempi – posto in cattive mani.
Roma 25 aprile 2017 (San Marco; auguri a tutti i Marchi!)

[*] La citazione è tratta dalla raccolta di scritti di Joseph Ratzinger Vedere l’amore con una bella prefazione di p. Federico Lombardi ed edito da Rizzoli (2017); per una discutibile impostazione dell’editore mancano le date precise degli scritti ivi raccolti.


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