Sogni di sogni
(di Felice Celato)
Stanotte – complice una serata eno-gastronomica, patriotticamente
dedicata al compiacimento per i prodotti che tutto il mondo ci invidia – ho
sognato l’Italia, bella come la donna coronata di torri che di solito la rappresenta;
certo, a guardarla bene, anche nel sogno qualche ruga non le mancava (eh! Il
tempo, si sa, passa per tutti e lascia le sue tracce, anche sulle eterne bellezze!)
e il suo volto non è era più limpido come quello di una volta, anzi lo si sarebbe
detto un po’ torvo o almeno malinconico; ma, insomma, anche così, forse con un lifting leggero non sarebbe poi tanto
male, sempre così abbronzata da o’sole
suo e in fondo sempre incline all’allegria.
E che faceva l’Italia del mio sogno? Dormiva, l'Italia, come le riesce sempre bene; e a sua volta
sognava. Nella sua mente stanca si affollavano, per quanto sbiaditi, i ricordi
gioiosi dei conforti della sua giovinezza, che dipingevano sul suo volto
un’aria beata: lo Stato è il mio Signore, mio Padre, il mio Provveditore, Lui
conosce i miei bisogni e, sollecito, se ne fa eterno Soddisfattore; certo, come
può e come sa, delle volte è un po’ goffo o pecione, spesso un po’
rompiscatole, come in fondo sono spesso i nostri padri, ma, se proprio non ce
la fa a farlo in maniera decente, mi lascia almeno la possibilità di lamentarmene con Politica, mia madre e sua sposa, che saprà senz’altro indirizzarlo, sorreggerlo e correggerlo a mia tutela e comunque almeno promettermi misurati
aggiustamenti, senza turbamento alcuno per la mia vita.
E, al solo ricordo di quei conforti, le pareva di stare in Paradiso, come talora accade ai bambini mentre la mamma gli canta la ninna-nanna, sul suo volto addormentato si spianavano le rughe e si dipingeva persino un indulgente sorriso.
E, al solo ricordo di quei conforti, le pareva di stare in Paradiso, come talora accade ai bambini mentre la mamma gli canta la ninna-nanna, sul suo volto addormentato si spianavano le rughe e si dipingeva persino un indulgente sorriso.
Ma, d’improvviso (così prosegue il mio sogno) sul suo volto
compaiono le fitte della realtà amara: la luce del giorno che avanza comincia a
scolorare i sogni belli e le strade aspre del cammino quotidiano irrompono nella
mente dell’Italia turrita, strade da percorrere scalzi con la bocca lasciata arida
e amara dalla delusione: lo Stato Padre e Signore le appare allora in tutta la
sua impotente vecchiezza, stanco, confuso; porta persino un grosso pannolone. La
Politica, sua sposa, gli verbigera attorno vecchie parole sconnesse, incapace di
capire e di farsi capire, anch’essa tremante e confusa.
E l’Italia si lascia travolgere dall’incubo e si contorce nel suo
letto diventato di pena, finché non si sveglia di soprassalto, balza dal letto
e corre alla finestra; la apre e guarda dabbasso: effettivamente le strade che
circondano la sua vecchia casa sono quelle dell’incubo, polverose, piene di
ciottoli, erte e solitarie. Lo Stato e la Politica non sorvegliano più il
giardino, del resto inselvatichito e pieno di rovi, e la casa le pare isolata nella
campagna brulla, vagamente paurosa, dattorno ulula qualche lupo.
Ma (e qui il mio sogno si fa bello), l’Italia si scuote, come
invasa da nuova giovinezza, non ha più bisogno del padre-Stato e Politica le
appare come una madre da accudire, da curare piuttosto che da sentircene
protetti, come quando un bambino si scopre adulto d’improvviso; indossa i
calzari e s’avvia a scendere per prendere a calci i ciottoli delle strade
d’attorno, per scacciare i lupi, per ripulire con le sue mani il giardino.
A questo punto del mio sogno, si accende la radio-sveglia e il
giornale radio irrompe nella mia mente scacciandone il sogno confortante: “ la decisione di inserire nell’esecutivo un
nuovo ministero per il Mezzogiorno non deve far pensare a vecchie logiche……..”.
Ripenso al sogno: povera Italia, sembrava – sempre nel sogno – che
avesse capito……
Roma 14 dicembre 2016
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