domenica 12 agosto 2018

Parole

La gratitudine di un clericale
(di Felice Celato)
Una delle tante umane fortune che ho avuto in vita mia, è quella di avere – soprattutto in età matura – amici (pochi ma di grande qualità) coi quali vale la pena di discutere, di condividere passioni, di scambiarsi idee e anche di litigare, con consolidato affetto, attorno a qualche opinione non condivisa. I mezzi moderni, poi, consentono, anche quando si è fisicamente lontani, piacevoli continuazioni – persino tramite WhatsApp! – dei reciproci stimoli a pensare stando vicini. Aggiungete, a questo costante conforto della mia vecchiaia, anche il contingente piacere di una serata attorno ad una tavola sotto il cielo stellato, ed anche il gusto di qualche “bianco” fresco al punto giusto, e avrete un’idea di una delle piacevoli serate che, in questa feria d’agosto, danno un senso al caldo che occorre sopportare di giorno. E dunque, in questo clima ideale per i piaceri dell’amicizia, non mi sono dispiaciuto di sentire apostrofate alcune mie opinioni come “clericali”. Bisogna avere pazienza, mi sono detto; vanno tanto di moda i graffi di una comunicazione superficiale e corriva (dal Vocabolario Treccani: avventata, troppo facilmente disposta, condiscendente) che, talora, anche alle menti più raffinate (nella fattispecie: quelle dei miei amici) una “sbavatura” va consentita.
Ma a freddo, il giorno dopo, mi è capitato di tornare a riflettere sull’ apostrofazione, corrosiva nelle intenzioni ma – di fatto – da me sentita come corroborante: sì, io sono, in larga parte, un clericale! [NB: dal Vocabolario Treccani: clericale aggettivo e sostantivo maschile e femminile…. 1. Aggettivo: di chierico, del clero, ecclesiastico…. 2. Come sostantivo, appartenente allo schieramento dei laici cattolici che, dopo la proclamazione del regno d’Italia e dopo l’occupazione di Roma, affiancarono attivamente la Santa Sede nella politica di protesta contro lo stato italiano, politica che ebbe fine solo nel 1919 con l’autorizzazione data da Benedetto XV ai cattolici di entrare nel Partito Popolare Italiano….Più genericamente, il termine (usato soprattutto in tono polemico dagli avversari, mentre i fautori di questa politica adoperano cattolico o, addirittura, cristiano) indica i sostenitori di una partecipazione determinante del clero e del laicato cattolico alla vita politica e al governo dello stato, con un programma ispirato ai principî e alle esigenze dell’autorità ecclesiastica…..]
Magari un clericale liberale, non tanto propenso alla politica sotto una bandiera così esigente, ma io sono, e voglio restare, per tutto il resto un clericale! E come potrei non esserlo per la tanta gratitudine che devo alla Chiesa, custode della mia Speranza, maestra di Verità e di vita; e anche ai tanti preti, monache e vescovi che ho avuto la fortuna di incontrare ed ai quali devo la parte migliore della mia formazione; come ogni altro essere umano, peccatori anch’essi, s’intende, anch’essi talora appesantiti dal mondo, magari da qualche umanissima ambizione che, nella solitudine di una vita scelta per passione della Vera Compagnia, potrebbe suonare stonata, come del resto suonano stonate tante nostre umani passioni che pure convivono con il nostro stato di semplici fedeli.
Ma – con queste umane cautele sull’impasto di fango di cui tutti (laici o religiosi) siamo fatti – mi piace rivolgere a loro, preti, monache e vescovi, un pensiero di clericalissima gratitudine: essi fanno per noi fedeli laici più assai di quanto noi facciamo per loro, tanto pronti come siamo, a critiche spesso ingenerose modaiole e banali. E non solo per quanto ci insegnano con la parola illuminata dalla fede, ma anche per la loro vita programmaticamente dedicata agli altri, per la loro passione per la Parola e per la carità che ad essa consegue, per qualche preghiera che dedicano silenziosamente ai loro fedeli, per i Sacramenti che ci amministrano, per la loro continua fatica di penetrare l’indifferenza, per il conforto che ci recano quando ne abbiamo bisogno; per il loro aiuto nel cercare il volto del Signore quando a noi appare appannato.
E come si fa, se tutto ciò è vero, se solo si è cattolici o cristiani (come nota il Vocabolario Treccani), a non dirsi anche (un po’) clericali! Ringrazio perciò l’amico che, non ostante un calice di troppo, ha saputo acutamente vedere in me un’opinione clericale.
Roma, 12 agosto 2018





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