venerdì 14 giugno 2013

Letture



I fratelli Ashkenazi
(di Felice Celato)
Nell’intento (spesso frustrato) di  astrarmi  dall’onanistico “parlare del parlare” che occupa gran parte del tempo pubblico (che dovrebbe invece essere impiegato “per fare il da fare”), mi sono immerso per diversi giorni nella corposa lettura di un romanzo (I fratelli Ashkenazi, ancora di Israel Singer, Bollati Boringhieri editore) che, per la verità, si sarebbe dovuto leggere prima de La famiglia Karnowski – vedi  post Segnalazioni del 5 maggio – che ne  costituisce, in qualche modo, il seguito storico.
La storia, anzi, le storie raccontate da Israel Singer nel libro sui fratelli Ashkenazi coprono infatti il secolo che finisce con i postumi della prima guerra mondiale (dove, più o meno, cominciano le vicende della famiglia Karnowski) e hanno per protagonisti quegli stessi ebrei polacchi dai quali fuggiva appunto David Karnowski all’inizio dello stupendo romanzo cui la sua famiglia dà il nome.
Si tratta come accennavo di un libro estremamente corposo, oltre 750 pagine, che stroncherebbe qualunque lettore se il narratore non fosse quel maestro del genere che è Israel Singer e se l’ambiente e il periodo narrati non fossero di straordinario interesse culturale e storico.
Il tessuto drammatico del minuzioso racconto sta tutto nella parabola dell’ascesa borghese dei gemelli Ashkenazi, due fratelli ebrei polacchi, estremamente diversi fra loro e fieramente contrappostisi durante tutto il corso della loro  vita, che si “ritrovano” come veri fratelli nel doloroso epilogo, connotato dai versetti del libro di Giobbe e da un senso dolente della storia umana (e di quella della cultura ebraica in particolare) e della fragilità dei confusi destini terreni dell’uomo.
Una lettura, dunque, che mi sento di raccomandare a tutti i “forti” lettori appassionati di questi temi e di questi ambienti affascinanti; suggerirei però a chi si avvicina a Israel Singer di mantenere l’ordine inverso di lettura che – casualmente – mi sono dato perché l’approccio con questo autore parta dal quello che è, per me, il suo capolavoro (La famiglia Karnowski).
Ora, per qualche tempo (finché nuova nausea non sopraggiunga), riprenderò la lettura dei giornali, certo che, nel frattempo, tutti quelli che in campagna elettorale (e non solo) dicevano di sapere che cosa era  “centrale ed urgente”, vi abbiano posto mano con quella stessa sicurezza di linea che sembravano avere in mente quando parlavano: ora che non ci sono più i “tecnici” sicuramente i politici sapranno cosa fare!
Roma, 14 giugno 2013

Nessun commento:

Posta un commento