domenica 3 febbraio 2013

"Momenti fatali"


I nostri Grouchy
(di Felice Celato)
Anni fa, all’indomani della lettura de La novella degli scacchi di Stefan Zweig, avevo comprato un altro libro di questo grande scrittore del periodo del cosiddetto Mito Asburgico, Momenti fatali. Inspiegabilmente questa raccolta di alcuni (14) momenti fatali della storia (dalla caduta di Costantinopoli, alla battaglia di Waterloo, alla “scoperta” del Pacifico, all’avvento dell’impero romano, etc) raccontati dalla penna magica di Stefan Zweig, era restata non letta, dimenticata fra gli altri bei volumi di Adelphi; tanto dimenticata che qualche giorno fa ho ricomprato lo stesso libro e l’ho “divorato” in due o tre giorni di intensa lettura. Ora la raccomando vivamente a tutti gli amici appassionati di questo “arcano laboratorio di Dio” che è la storia dell’umanità, dove “fatti che di solito scorrono placidamente l’uno dopo l’altro…si comprimono in un singolo attimo che tutto decide e tutto dispone….[determinando] la vita di un individuo, di un popolo, addirittura il corso del destino per l’intera umanità”.
Oggi, nel leggere il capitolo dedicato alla storia della fine della repubblica romana attraverso la vicenda umana dell’ultimo Cicerone, mi è venuto in mente il 2 giugno del 1946, quando il popolo italiano, stremato dai vent’anni di dittatura e dalla guerra confusamente perduta, rinasceva alle virtù civiche che per tanti anni aveva sopito; e, successivamente, il 18 aprile del 1948 quando il popolo italiano sconfisse il pericolo social-comunista.
“Momenti fatali” della nostra storia recente, piccoli forse nella prospettiva dell’umanità, ma francamente decisivi per il nostro oggi che dura, attraverso vicende alterne, almeno per tutta la mia vita passata.
Non so se sono le emozioni suscitatemi da questo bellissimo libro a crearmi sensazioni fatali nel considerare il nostro presente; ma le 480 ore o poco più che ci apprestiamo a vivere nei 20 giorni che ci separano dalle prossime elezioni mi paiono “sature di potenziale drammatico e gravide di fato…[per] una decisone destinata a trascendere la contingenza”.
Ho la sensazione che il 24 febbraio l’Italia deciderà del proprio futuro in maniera irreversibile, in un suo momento fatale dagli effetti (relativamente) irreversibili, come lo sono, appunto relativamente, tutte le decisioni "supreme"degli uomini. E allora questa fiera delle occasioni perdute (per il PD quella di diventare un partito moderno, per la destra di liberarsi dello scomodo padrinato, per Monti stesso quella di restare a disposizione, come forse era più nel suo stile, per gli Italiani quella di scegliere per la verità e – come dicevamo nel post del 26 agosto 2012 –  il “perdono”, di rinunciare alle seduzioni degli imbonitori e alle invettive dei populismi più dissennati), questa fiera delle occasioni perdute, dicevo, cui assistiamo in questa patetica campagna elettorale, mi pare così gravida di rischi e di incognite da provare quasi spavento per quel che gli italiani vorranno fare di se fra 20 giorni.
“Talvolta, scrive Zweig, succede….che per uno strano capriccio il destino si assoggetti ad uomini di scarso valore. Allora…..per un vertiginoso attimo il fato depone le sorti del mondo in mani del tutto inaffidabili…[che]…. si lasciano sfuggire di mano, tremanti, la sorte propizia.”
Così, il generale Grouchy, fedele e grigio collaboratore di Napoleone, per non disobbedire al suo imperatore, perde l’occasione di salvarlo dalla sua Waterloo.
Quanti generali Grouchy abbiamo di questi tempi e quanti imperatori al tramonto (ideologia, pan-sindacalismo, “richiami della foresta” dal passato remoto, ambizioni personali smodate, antiche abitudini al servaggio, fascini dell’uomo qualunque, etc) cui non pare si sappia disobbedire!
Roma, 3 febbraio 2013


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