domenica 19 giugno 2016

La tenda d'argilla

Il prezzo del tempo
(di Felice Celato)
Qualche giorno fa è comparsa su qualche giornale una notizia alla quale non è stato dato – secondo me – il rilievo che merita al di là della sua natura tecnica: il rendimento del Bund decennale tedesco, è sceso per la prima volta sotto zero. In altri termini: i risparmiatori che vorranno avere il previlegio di prestare i loro denari al Governo tedesco a lungo termine (10 anni!), per questo previlegio dovranno pagare qualcosa, cioè accettare che alla scadenza venga loro restituito dal Governo tedesco meno di quanto prestato. Il fenomeno non è del tutto nuovo nel tempo e nel mondo, sia pure per scadenze più brevi, ed ha le sue spiegazioni tecniche (che qui non interessano nessuno). E, del resto, sul tema ci siamo già intrattenuti qui nell’ottobre scorso (Domande del 26 ottobre 2015); eppure, confesso che la cosa continua a suscitarmi riflessioni angosciose. Pensate al tempo; ma pensateci al futuro (in fondo quello passato l’abbiamo già consumato e ci ha dato, nel bene o nel male, tutto ciò che poteva darci). Dunque pensate al tempo presente e futuro, a questo bene prezioso in cui tutti siamo immersi come lo siamo nell’aria e per il quale ci siamo inventati un prezzo (l’interesse) che, con incerta bilancia, soppesa il domani con tutti i rischi e le opportunità che questo comporta; al tempo che Qualcuno ha contato per noi in una dimensione finita perché, al suo interno, lavorassimo per custodire il mondo che ci è stato affidato (ut operaretur, et custodiret illum); al tempo nel quale si semina per raccogliere, se la stagione sarà stata favorevole; nel quale si costruiscono case, strade, ponti, perché altri anche dopo di noi ne godano; al tempo che dedichiamo al lavoro per riceverne compenso o allo studio per accrescere la nostra conoscenza del mondo e il nostro capitale umano; al tempo nel quale cresciamo i nostri figli ed i nostri nipoti, educandoli a non sprecarlo, a farne tesoro per le infinite opportunità che reca; al tempo che ancora non conosciamo ma dal quale ci attendiamo cose buone, per le quali siamo disposti a sudare, a faticare, a rischiare anche qualcosa.
Bene: ora immaginate che questo tempo non abbia per noi più nessun valore, come fosse aria – appunto – della quale non percepiamo il valore perché non ci è mai mancata, come invece il tempo tante volte ci è mancato o ci manca; come fosse una dimensione del nostro vivere dalla quale non è lecito attendersi nulla di buono; come fosse il luogo non della nostra mondana speranza ma della nostra disperazione.  Ecco, per questo tempo disperato non siamo più disposti a pretendere un prezzo; anzi, siamo disposti a pagarne uno – di prezzo – a chi ce lo porta via dietro modico compenso, lasciandoci tutti i rischi del suo decorso.
Queste sono le considerazioni che mi vengono quando leggo notizie come quella da cui siamo partiti, della quale peraltro – fatemene credito – conosco la natura tecnica. Solo che, andando al di là della tecnica, come si conviene a chi è anziano e forse quella tecnica la conosce pure bene, mi affanno a domandarmi se ci rendiamo pienamente conto dell’implicito pensiero che quella tecnica postula; e quello mi angoscia, non questa.
Del resto viviamo in un periodo e in un mondo che al tempo futuro guarda con giustificata angoscia; basta scorrere i giornali e mettere il fila le pulsioni che sembrano pervadere il mondo, persino dove siamo stati abituati a pensare abitasse la fiducia nel domani.
Quando ci rifletto, per fortuna, mi viene in mente un passo del libro della Sapienza che in questi giorni mi è capitato di rileggere, un passo che, saggiamente, aiuta a prendere le distanze dai nostri stessi pensieri: I ragionamenti dei mortali sono timidi ed incerte le nostre riflessioni, perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima e la tenda d’argilla grava la mente dai molti pensieri (Sap. 9, 14-15). E, del tempo, mi viene in mente il vero Signore, e, come al solito, lo sconforto si stempera al suo confine con la Speranza.
Roma, 18 giugno 2016



venerdì 17 giugno 2016

Stupi-diario mondano

Piaceri dannunziani
(di Felice Celato)
Un amico molto simpatico, un golf-mate (come direbbero gli inglesi) ma non solo (perché in fondo coltiviamo spesso molti pensieri comuni, anche su temi non banali), da poco pensionato (e assolutamente infaticabile nel ruolo), mi ha invitato a partecipare con lui ad un imperdibile corso su “Sigari e distillati” che – diceva l’amico – sembra fatto apposta per me, amante del toscano e anche – con innegabile moderazione – delle grappe. Insomma, un corso di formazione che sicuramente arricchirebbe di raffinate sfumature l’incrocio edonistico fra i due forti sapori, trasformando l’ars fumandi e l’ars bibendi in una unitaria  tecnica sapiente, direi indispensabile nel mondo d’oggi, così grossolano e plebeo.
Non nascondo di essere stato istintivamente tentato, perché in fondo – lo ammetto – le cose un po’ snob mi affascinano sempre. Ma poi ho gentilmente declinato l’invito, sopraffatto da una serie di domande che provo ad allineare. Tralascio quelle più banali (ma come? Vorresti smettere di fumare il toscano e poi vai a farci sopra un corso? E poi abbinandovi l’assaggio di distillati che – lo sai bene – ti fanno sempre un po’ di acidità di stomaco? E poi, se ci vai con la macchina, come torneresti a casa? E il giorno dopo come ti sentiresti, magari dovendo, sia pure moderatamente, lavorare?) e vengo a quelle più….nobili. Capisco che l’economia deve girare (è facile presumere che il corso sarebbe tutt’altro che gratuito) e che una spesa – anche la più mondana – attiva sempre un flusso di redditi che genera domanda interna; e che, in mancanza di altri stimoli seri all’economia, anche uno fumoso ed etilico potrebbe giovare all’intero Paese, rendendoci migliori rispetto all’Europa che ci considera – a ragione – addormentati (i belli addormentati nel losco, dicevamo qualche anno fa); capisco che anche la Coldiretti ne sarebbe compiaciuta per l’innegabile sostegno ai nostri prodotti (le grappe) che tutto il mondo ci invidia (sempreché il corso non finisca per orientare i fumatori verso i rhum); capisco che  anche il sostegno alla produzione dei classici toscani si pone nella linea della tutela del made in Italy, che sta tanto a cuore al nostro Presidente del Consiglio (sempreché il corso non finisca per orientare i bevitori verso gli avana); capisco tutte queste belle cose che potrei attivare concedendomi il piacere di un’educazione superiore al fumo e al bicchierino. Però, mi sono detto, ti pare serio dedicarti ad un piacere così esclusivo e, direi quasi, dannunziano, mentre l’Italia sta col fiato sospeso sulla riforma costituzionale che renderà più celere la nostra attività legislativa (notoriamente incapace di produrre leggi al ritmo necessario; in fondo da quando c’è la repubblica ne abbiamo fatte solo un paio di centomila, pare solo 20 o 30 volte quelle fatte in Francia o Germania )?
Si dirà: ma da qui al referendum ci sono mesi, fai in tempo a fumarti tutti i sigari che vuoi, accompagnandoli con le grappe che preferisci!
Eh! No! in mezzo ci sono le elezioni a Roma e la Brexit; e poi le elezioni negli Stati Uniti; di qui a qualche mese il mondo potrebbe essere diverso, l’Europa sconvolta, Roma travolta.
No. Non abbiamo la serenità d’animo che ci vuole per dedicarsi all’abbinamento fra sigari e distillati, solo per stare sul lato pubblico della nostra esistenza (che non è l’unico). Pazienza, ho detto all’amico golfista; e ci siamo fatti altre nove buche.

Roma, 17 giugno 2016

sabato 11 giugno 2016

Il pennello di Dio

Spigolatura depressa
(di Felice Celato)

Non avendone tempo ( e nemmeno con me il mezzo giusto) perché  preso da una lentissima occupazione fuori sede, utilizzo la consueta crisi (violenta)  di insonnia scrivendo, dai Castelli Romani, questa.....spigolatura depressa.
Anche il PIL è andato alle urne (così scriveva qualche giorno fa Dario Di Vico in un bell’articolo sul Corriere della sera): il Pil ha un difetto. Anche se non è iscritto alle liste elettorali vuole votare sempre. Questo per dire che gli elettori, quando vanno a votare, non riescono a togliersi dalla testa il tasso di disoccupazione, le regole della pensione che cambiano, la commessa che non arriva, la telefonata di conferma di uno stage che tarda; insomma il disagio economico, che la girandola di cifre riesce a confondere  solo nel linguaggio narrativo dei politici non certo nell’animo dei cittadini.
[E per fortuna, dico io, che invece il Debito pubblico, che pesa 1,3 volte il Pil, non va mai a votare perché gli Italiani pensano che sia solo un problema di altri ( cioè dello Stato, mica loro; di quell’entità  astratta che tutti amano quando ne immaginano le mammelle piene di latte da mungere ma che tutti detestano quando ne incontrano le manifestazioni quotidiane). Sennò ne avremmo viste delle belle.]
Così si dipana il lento scivolare del Paese che si spopola ( dati Istat di stamane), mentre l’economia non gira e si avvicina a passi lenti un referendum dagli esiti incerti ma dai rischi enormi e certi; mentre la Brexit sembra guadagnare peso, mentre le borse ne tremano; mentre dell’immigrazione disordinata nessuno si occupa (se non per proclamare soluzioni-tampone confuse e lontane dalla vera natura del problema); mentre i campionati europei di calcio sembrano un’ esercitazione di Polizia; mentre si parla di rinviare le Olimpiadi brasiliane per via della zanzara ma i candidati al Comune di Roma si sfidano su quelle del 2024 a suon di cifre basate sul nulla (ho sentito questa: nessun costo per Roma! Semmai qualche miliardo per lo Stato, come dicevo sopra, dalle roride mammelle).
Dalla finestra vedo la valle attorno a Roma: dall’alto, col sole mattutino, sembra una valle serena e operosa. Miracoli della luce, il pennello di Dio.
Frascati, 11 giugno 2016

domenica 5 giugno 2016

Letture

Un manuale prezioso
(di Felice Celato)
Qualcuno dei miei (per fortuna pochi, ma buoni!) lettori si meraviglierà del fatto che oggi senta la necessità e l’opportunità (e anche l’urgenza) di segnalare, qui, un manuale; o meglio: quello che a me appare un manuale, essendo invece un repertorio utilissimo (mai come in questo periodo di confusione e di pensiero rumoroso e modaiolo) di brani di un pensiero profondo espresso con parole pesanti e, ad un tempo, delicate. Di questo “Manuale” (articolato nell’ordine alfabetico delle parole-chiave) è uscito per ora solo il primo volume (dalla lettera A alla lettera L, editore Fede e Cultura, 2016, disponibile in e-book); si tratta del Dizionario antologico dottrinale di Benedetto XVI , a cura di Pedro Jesus Lasanta, da sfogliare leggendone un pezzo ogni giorno, come antidoto alla banalità: attingere al magistero di Benedetto XVI – vero Padre della Chiesa della nostra epoca – ora anche con l’ausilio di questo libro, è indispensabile per camminare sicuri, nella sostanza della fede, nella sicurezza della dottrina, nella certezza, che apre alla missione, della vera identità del cristiano. Così scrive Stefano Fontana nella sua prefazione. Il curatore dell’edizione Italiana (Livio Matiz) chiarisce il senso di questa raccolta: ho cercato di pormi nella posizione di un ipotetico cattolico “medio”, che mai riuscirà a leggere o ascoltare tutti i testi del Magistero petrino… per fornire, anche al cattolico “medio”, un valido strumento per iniziare la conoscenza del magistero di Papa Benedetto XVI. O anche solo per coltivarla (visto che io l’ho sempre seguita con passione), come si coltiverebbe una fonte dalla quale sgorga un’acqua che, per temperatura e salinità, ci pare più gustosa.
Sicuramente ci sarà qualcuno che troverà da ridire sul fatto che, mentre è così abbondante la comunicazione quotidiana del Papa Francesco, si proponga la rilettura di un papa così diverso e così…..fuori moda come Benedetto XVI. Beh! Che volete farci, ognuno ha i “suoi” papi, né più né meno di come ognuno ha i “suoi” santi cui si riferisce per la cura della sua spiritualità. E io mi trovo così bene fra le pagine del pensiero del papa tedesco da farvi ricorso ogni volta che cerco di capire la fede e di leggere il mondo alla luce della fede.
Per la natura del volume, non avrebbe senso tentarne una sintesi (anche perché io ho solo cominciato a sfogliarlo!). Basterà – per dare un’idea del suo contenuto – citare qui una voce fra le tante (quasi 2500 in questo primo volume), tratta da un discorso di Benedetto XVI letto a Bressanone, per l’Angelus domenicale del 10 agosto 2008:
Nonostante le apparenze, il Signore cura la sua Chiesa. Il Vangelo della Domenica odierna ci riporta, da questo luogo di riposo, alla vita quotidiana. Racconta come, dopo la moltiplicazione dei pani, il Signore va sulla montagna per rimanere solo con il Padre. Intanto, i discepoli sono sul lago e con la loro misera barchetta faticano invano a tener testa al vento contrario. Forse già all’evangelista questo episodio è apparso quale un’immagine della Chiesa del suo tempo: come questa barchetta, che era la Chiesa di allora, si trovava nel vento contrario della storia e come sembrava che il Signore l’avesse dimenticata. Anche noi possiamo vedervi un’immagine della Chiesa del nostro tempo, che in molte parti della terra si trova a penare per avanzare nonostante il vento contrario e sembra che il Signore sia molto lontano. Ma il Vangelo ci dà risposta, consolazione e incoraggiamento e al tempo stesso ci indica una via. Ci dice, infatti: sì, è vero, il Signore è presso il Padre, ma proprio per questo non è lontano, ma vede ognuno, perché chi è presso Dio non va via, ma è vicino al prossimo. E, in realtà, il Signore li vede e nel momento giusto viene verso di loro. E quando Pietro, andandoGli incontro, rischia di annegare, Egli lo prende per mano e lo riporta in salvo, sulla barca. Anche a noi il Signore porge continuamente la mano: lo fa mediante la bellezza di una Domenica, lo fa mediante la liturgia solenne, lo fa nella preghiera con cui ci rivolgiamo a Lui, lo fa nell’incontro con la Parola di Dio, lo fa in molteplici situazioni della vita quotidiana. Egli ci porge la mano. E soltanto se noi prendiamo la mano del Signore, se ci lasciamo guidare da Lui, la nostra sarà una strada giusta e buona.

Roma, 5 giugno 2016

sabato 4 giugno 2016

Spigolature / 5

Nihil sub sole novi
(di Felice Celato)
Circa 100 anni fa, l’Italia era scossa da un brivido assai simile a quello che “ci pervade” in questi giorni. Giovanni Gentile e Benedetto Croce, le punte di diamante della nostra cultura, i padri del neo-idealismo italiano, scelsero drammaticamente due strade diverse. L’uno, Giovanni Gentile, promosse e pubblicò il Manifesto degli Intellettuali Fascisti (1925), insieme con Luigi Pirandello, Tommaso Marinetti, Salvatore Di Giacomo ed altri intellettuali; l’altro, Benedetto Croce, in risposta a Gentile, a sua volta promosse e pubblicò il Manifesto degli Intellettuali Antifascisti (sempre nel 1925), insieme con Luigi Einaudi, Eugenio Montale, Matilde Serao ed altri intellettuali italiani.
Lo shock per la cultura Italiana fu grande, anche perché entrambi i filosofi avevano una notorietà internazionale che ne faceva degli intellettuali di grande rilevo internazionale.
Oggi, ci risiamo, mutatis mutandis…..naturalmente: “gli astri” della nostra cultura, le nostre “guide intellettuali e morali”, sperimentano una dura contrapposizione sul prossimo (ma non imminente) referendum: da un lato i comici Beppe Grillo e Dario Fo; dall’altro il comico Roberto Benigni.
Così va il mondo. In fondo nihil sub sole novi; la storia ha già sperimentato molte delle cose che magari oggi ci appaiono nuove. Naturalmente ogni epoca ha poi le sue qualità e queste esprime: allora grandi filosofi, oggi applauditissimi guitti.

Roma, 4 giugno 2016

mercoledì 1 giugno 2016

Come stiamo andando?

Aggiornamento
(di Felice Celato)
Vi ricordate quella rubrichetta che nel gennaio di quest'anno abbiamo cominciato ad utilizzare per verificare, di tanto in tanto, l’andamento della qualità attesa del nostro vivere civile? L’avevamo chiamata Come stiamo andando?, col punto interrogativo, appunto perché voleva essere un modo per interrogarci vicendevolmente al quale intendevo corrispondere solo segnalando qualche spunto di riflessione.
Bene, a quasi 6 mesi di distanza, mentre sono in corso disperate elezioni comunali ed è stata già  avviata la lacerante campagna del referendum di ottobre, mi viene voglia di segnalarvi una uscita del nostro Premier che mi pare adatta a misurare quanto possiamo attenderci dai prossimi mesi: dunque dice oggi Renzi ( cito dal virgolettato del Corriere della Sera di oggi): Se al referendum vince il Sì, un politico su tre va a casa, per questo sono tutti contro di me.
Dunque, se non ho capito male il pensiero del nostro Premier, (che è anche – non a caso – il segretario nazionale del Partito Democratico, l’erede storico dei partiti politici che furono di De Gasperi, di Togliatti, di Fanfani, di Berlinguer, di Moro, di Napolitano, di Andreotti, di Prodi, etc.), il metro di giudizio su questa riforma costituzionale dovrebbe essere la sua anti-politicità.
Vi pare che stiamo andando bene?

P.S.
Per prevenire equivoci: nel lontano referendum di ottobre voterò Si, per motivi meta-tecnici (cioè che stanno al di là di una valutazione meramente tecnica) ed....abbozzistici, secondo il principio del male minore che vigeva ai tempi di molti dei succitati e rimpianti  politici; un principio che sicuramente vale nella politica (forse da sempre l’arte del compromesso) ma che lascia molti dubbi dal punto di vista etico. Diceva infatti l’ Apostolo  Paolo Non facciamo un male perché ne venga un bene, Rm 3,8; e precisava Sant’Agostino: Non per questo i peccatori debbono dire: facciamo il male affinché ne venga il bene, ma piuttosto abbiamo fatto il male e ne è sopraggiunto il bene, adesso facciamo il bene! E speriamo che questa esortazione ci sia di buon auspicio per il futuro.
Per preservare questo meditato orientamento, non seguirò la campagna elettorale (e sarà difficile, al limite dell’eroico!), soprattutto se – come sono certo – si abuserà di concetti del tipo di quelli estratti dalla citazione del Premier, che sembrano fatti apposta per farmi cambiare idea (beninteso: cosa che nello specifico non desidero anche se, di solito, mi piace chi cambia idea perché non usa la testa per spartire le orecchie, la famosa funzione otodiastasica della testa, tanto diffusa da noi e forse alla base di tanti conclamati consensi popolari).


Roma, 1 giugno 2016 ( domani è la festa della Repubblica, tutti in piedi: sfilano i Sindaci! Peccato che mancherà Marino)