lunedì 14 gennaio 2013

Stupi-diario elettorale/2


Italiani, siate seri!
(di Felice Celato)

Abbiamo già ricordato (post del 10 luglio u.s.) questo memorabile discorso in tre parole rivolto da Garibaldi ad una torma di romani sgangheratamente plaudente.
Guardando al numero delle liste depositate in vista delle elezioni (215!) verrebbe voglia - disperatamente - di rinnovare l’invito agli Italiani di oggi: il range delle "proposte" è vasto, da "Forza Roma" a "Forza Lazio", a "No Chiusura Ospedali" a "Liberi da Equitalia", etc.. 
Che dire?
La cosiddetta società civile, se di questo si tratta, sembra per lo più aggregarsi o in esperimenti di pedagogia politica (votati magari a successi limitati, perché “la politica è un’altra cosa”) o in maniera ancillare nei residui partiti di una qualche consistenza, per ivi fungere da foglia di fico degli apparati (ne scrive con lucido disincanto Galli della Loggia sul Corriere della sera di oggi) o - e questo è il caso delle 215 liste - in maniera caotico-provocatoria, rivelando forse più un intento ludico-istituzionale che non un'autentica pulsione civica.
E questo può anche essere il frutto di un’indomita tendenza al guizzo d'effetto, alla smodata inopportunità, al lazzo rumoroso e beffardo (l’Italicum acetum) anche nelle cose più serie; ma può ben anche essere il frutto di una grave insufficienza etico-culturale del Paese, dove purtroppo - come nota, lapidario, sempre Galli della Loggia – “qualunque idiozia, purché di moda, può contare su adesioni quasi unanimi".
E' vero, come scrivevano gli antichi latini, che "satura tota nostra est", alludendo alle origini latine della satira come genere letterario; ma, come pure dimostrano le troppe trasmissioni televisive e radiofoniche di sgangherata comicità finto- satirica, anche qui siamo capaci di esagerare: e non è solo problema di linguaggio, che pure esiste; ma anche e soprattutto un problema di ambiti e di tempi: così “fa successo” la gag televisiva di un ex Presidente del Consiglio che pulisce vistosamente la sedia su cui sedeva un suo contraddittore (sicuramente eccessivo anche lui), quasi come se non sia in discussione, in questo momento, il futuro di un intero Paese ma il ruolo di primattore in una compagnia di giro; e, invece, nessuno si interroga come sia possibile immaginare un futuro per una regione dell’Europa che spende per interessi più di quanto spende per l’istruzione dei suoi giovani.
Riconosciamolo: la misura non ci è propria (nemmeno quando proprio dovremmo e, come direbbe Primo Levi, se non dovremmo ora, quando?); e forse non ci è proprio, da qualche tempo, nemmeno il senso della realtà.
Roma,14 gennaio 2013

Nessun commento:

Posta un commento