giovedì 6 novembre 2014

Aspettando la bomba d'acqua

Trombe e flauti
( di Felice Celato)
Dunque pare proprio (vedasi Corriere della sera del 5 novembre, pg 23 e, più in dettaglio,  World Bank GroupProsperity for all – Ending extreme poverty”, 2014) che, non ostante l’aumento della popolazione mondiale e non ostante la crisi del 2008, negli ultimi 30 anni l’incidenza percentuale degli umani in condizioni di estrema povertà si sia ridotto dal 45% della popolazione mondiale rilevato nel 1981 al 15% del 2011 (praticamente riducendosi ad un terzo), a ritmi probabilmente sconosciuti a qualsiasi altro periodo della storia. A questa massiccia uscita dalla condizione di estrema povertà hanno verosimilmente  corrisposto un allungamento della vita media ed un innalzamento delle condizioni di vita delle fasce di umanità posizionate immediatamente sopra il livello di povertà estrema, come documenta, su base secolare, questo bellissimo video (che forse ho già segnalato su questo blog ma che ogni tanto vale la pena di riguardare):
Se riflettiamo sul fatto che quel 15% è “incarnato” da più di 1 miliardo di esseri umani, non c’è che da restare addolorati ed insoddisfatti dei progressi, anche se nel 1981 quel 43% era fatto di quasi 2 miliardi di uomini. E tuttavia, ragionando in termini dinamici, non possiamo che constatare gli enormi benefici generati (non senza problemi prospettici, si badi bene!)  dalla liberalizzazione dei mercati e degli scambi sia di merci che di servizi, che di capitali avvenuta su scala globale. E ciò con buona pace dei tanti tenaci sconoscitori di numeri e di aspiranti populisti su scala globale che quotidianamente suonano le trombe contro globalizzazione, mercati, competizione, capitalismo, finanza, delocalizzazioni, etc.
Bene, direte voi: e perché vieni a cantarci queste lodi del mercato globale?
La mia risposta: perché, nella cupezza dello scenario Italiano (sclerotizzato da chiacchiere vuote e da comportamenti da Corriere dei Piccoli, nel migliore dei casi), mi piace trovare conforto, mentre attendo scettico l'annunciata bomba d'acqua su Roma, in scenari più larghi e in visioni più ampie, a costo di misurarmi con la possibile accusa di “mercatismo”, termine d'uso Tremontiano col quale ben difficilmente mi identifico. Del mercato conosco, credo abbastanza bene, le virtù e le pecche: non lo santifico certo [i santi infatti, essendo buoni per natura, non avrebbero bisogno – come il mercato –  di Antitrust nazionali, Europee, Americane, etc., di Consob nazionali, Europee, Americane, etc., di Banca d’Italia e di BCE e di altre Banche centrali Europee, Americane, etc.,  di mille leggi e regolamenti, nazionali, Europei, Americani, etc., che li disciplinino], né lo demonizzo [perché i demoni, essendo cattivi per natura, non creano – come hanno fatto i mercati nella storia dell’uomo – crescenti massa di ex-poveri, non allungano la vita media di masse ingenti di ex-malati, non finanziano la ricerca medica e scientifica, non stimolano gli uomini a fare sempre meglio, a produrre beni a costi sempre più bassi, a muoversi con mezzi di trasporto sempre più convenienti e veloci, a comunicare, a parlarsi coi mezzi di comunicazione  prodotti a costi sempre più bassi e messi a disposizione di masse inimmaginabili di persone (siamo arrivati a 7 miliardi di cellulari nel mondo, di cui 3,5 in Asia !), a cercarsi da un oceano all’altro per scambiarsi conoscenze].
Semplicemente dovremmo saperli valutare, questi aspetti, con occhio sereno e con realismo antropocentrico: è l’uomo che fa degli strumenti un uso benefico o un uso malefico (Caritas in Veritate, capp. 35 e 36), a seconda delle sue inclinazioni etiche. Prendersela con lo strumento è come immaginare che al flauto vada il merito di magistrali interpretazioni del flautista o il demerito di eventuali sue cattive esecuzioni.

Roma,  6 Novembre 2014

domenica 2 novembre 2014

Stupi-diario a-numerico

Ignorance Index
(di Felice Celato)
Si deve (a quel che ho visto io a casa nostra) al giornalista del Corriere della Sera Beppe Severgnini e all’Huffington Post la diffusione dei risultati di un’interessante ricerca dell’istituto inglese Ipsos MORI sul grado di consapevolezza civile dei cittadini di 14 fra le maggiori democrazie del mondo (dagli Usa all’UK, dalla Germania all’ Italia, dal Canada al Giappone e alla Corea del Sud, dall’Australia alla Spagna, alla Francia, al Belgio, alla Polonia, all’Ungheria, alla Svezia). Ne è venuto fuori un Ignorance Index (Indice di Ignoranza) che ci vede saldamente primi nel grado di sconoscenza delle situazioni civili e sociali del nostro Paese. Per una volta, un primato “che nessuno ci invidia”, spero! Da noi le percezioni (sbagliate) sopravanzano la effettiva conoscenza delle cose più assai che in ogni altro paese “moderno”!
Trascrivo qui sotto il link per coloro che vogliano dare un’occhiata alla sintesi della ricerca, preparata da Ipsos Mori, cercandola su Google:

https://www.ipsos-mori.com/researchpublications/researcharchive/3466/Perceptions-are-not-reality-Things-the-world-gets-wrong.aspx

Per i cultori della "consapevolezza democratica del Paese", c’è di che meditare ( e, devo dire, Severgnini lo fa con acume, sul Corriere di oggi); come pure – occorre dirlo chiaramente – per i gestori dell’informazione in questo paese, bellissimo e cialtrone.
Io mi limito, oggi, solo a segnalare questa ricerca e gli articoli che la illustrano, nella speranza di essere un po’ meno solo quando mi lamento (di quasi tutto, per la verità, ma) soprattutto della nostra ignoranza, della corrispondente nostra presunzione (di capire ciò che nemmeno riusciamo ad avvicinate in termini razionali), della malafede degli interessati propalatori di sensazioni e della nostra (conseguente) “soggiacenza” emotiva; e quando, di fronte a “conclamati” fenomeni pongo l’irritante domanda: ma i numeri, i numeri, quali sono?
Roma 2 novembre 2014 (Commemorazione dei defunti)


mercoledì 29 ottobre 2014

Stupi-diario delle stupidaggini

Il M.I.F.T.I.
(di Felice Celato)
Io sono convinto che ognuno di noi abbia un suo M.I.F.T.I.. E che cos’è il M.I.F.T.I., direte voi? E’ un indice internazionale (beninteso, inventato da me, sulla base dell’attenta osservazione degli uomini e di me stesso) teso a misurare la propensione insopprimibile di ciascuno di noi a pensare e dire una certa quota di stupidaggini (la sigla vuol dire : Minimum Irrepressible Futile Thinking Index, cioè minimo insopprimibile indice di pensiero futile). Ovviamente, più si è saggi, avveduti, pensosi, estranei alla banalità dei tempi e cauti nei giudizi, tanto più l’indice è basso (come avviene per il famoso spread, che è tanto più basso quanto più si è virtuosi); ma la nostra natura umana fa sì che questo indice non possa mai essere pari a 0. Si può essere re, donna, cavaliere o fante (o, perché no? sacerdote) ma il tuo M.I.F.T.I. non raggiungerà mai lo 0!
Dunque, ragionando logicamente, se M.I.F.T.I. > 0, allora la cosa migliore che possiamo fare, per non risultare, anche in minima percentuale, pericolosi propagatori di stupidaggini (e le stupidaggini sono pericolose, ah! quanto pericolose, specie quando propalate pubblicamente o, peggio, solennemente) è starcene zitti. Beninteso, se anche taci, il M.I.F.T.I. continua ad operare, dentro di te, perché, appunto, si riferisce non solo al dire ma anche al pensare; però il danno che si è prodotto dentro di te non si propaga (ove mai ci fosse qualcuno disposto a dare un qualche peso alle tue parole). E comunque, se proprio, per natura della tua posizione o per altri motivi magari solo edonistici, non puoi astenerti dal parlare, almeno cerca di parlare poco! Cosa ardua, però, in questi tempi…mediatici e tentatori.
Direte: ma come ti viene in mente questo futile pensiero, questo futile thinking? Beh! Confesso che l’ispirazione (purtroppo anche abbondante) non mi è mancata in questi giorni; ma la più immediata ed efficace è stata la constatazione che in questo mese ho scritto (con questo) ben 10 post. E se il mio M.I.F.T.I. fosse solo del 10% (ma dubito che sia più alto), sulle circa 4-500 righe che ho scritto ‘sto mese, circa 40-50 righe sarebbero di autentiche stupidaggini. Spaventoso! Mi consola solo il fatto (fortunato) che questo blog…propala poco.
Roma 29 ottobre 2014

lunedì 27 ottobre 2014

Accidie

Il demone del mezzogiorno
(di Felice Celato)
Sia stato l’effetto del ritorno all’ora solare, o quello di una cena amicale un po’ pesante, o quello di un week-end addensato di nocive retoriche vociate su piazze vocianti (e non solo lì); fatto sta che oggi mi pareva di essere preda del demone del mezzogiorno, dell’accidia, cioè di quella tentazione che – come insegnavano i vecchi maestri – ci pervade quando ogni ardore è spento, l’irrequietezza interiore ci provoca un disgusto negligente, la stanchezza ci pesa in modo esagerato e l’entusiasmo ci pare un sentimento negativo.
Dante fa dire agli accidiosi (Inf. VII, 121 e sg) “tristi fummo/nell’aere dolce che del sol s’allegra/portando dentro accidioso fummo” e li pone accanto agli iracondi, forse pensando – mi pare con San Tommaso – all’accidia come un defectus irae. San Paolo (2 Cor. 7,10) la chiama “la tristezza secondo il mondo” e addirittura dice che “produce la morte”.
Con questi sentimenti…gioiosi, per fortunata coincidenza ho letto (su Avvenire.it) il discorso di Papa Francesco all’inaugurazione di un busto dedicato dalla Pontificia Accademia delle Scienze a Benedetto XVI : “un grande Papa…per la forza e penetrazione della sua intelligenza, grande per il suo amore nei confronti della Chiesa e degli esseri umani, grande per la sua virtù e la sua religiosità….Certo di lui non si potrà mai dire che lo studio e la scienza abbiano inaridito la sua persona e il suo amore nei confronti di Dio e del prossimo, ma al contrario che la scienza , la saggezza e la preghiera hanno dilatato il suo cuore e il suo spirito”.
Questo discorso mi ha aperto la mente ad una considerazione consolante, direi entusiasmante, almeno per noi fedeli, appassionati della Chiesa e orgogliosi di appartenere (senza merito) a questa civitas che, in mezzo a tante difficoltà e cadute, pure nel tempo si rinnova come forse nessuna civitas terrena riesce a fare, alternando i carismi dei suoi capi, secondo leggi misteriose soffiate nelle teste canute dei cardinali che li eleggono.
Ma fatalmente – il demone del mezzogiorno non mi ha ancora del tutto abbandonato, non ostante l’iniezione di entusiasmo clericale! – per converso mi è corso il pensiero alla città terrena che, invece ed in fondo,  tanto spesso esprime leaders secondo logiche di continuità emotiva, pur – talora – nella apparente diversità partitica, perché nessun vento soffia a spazzare la nebbia delle nostre menti. E quando, più o meno felicemente, accade, le “esigenze democratiche” provvedono a riallineare i cambiamenti nei fatti, magari lasciandoli tali nelle apparenze. “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” diceva il principe di Salina…a piazza san Giovanni, mi pare.
Forse la nostra città terrena è anch’essa gattopardescamente accidiosa?

Roma 27 ottobre 2014

domenica 19 ottobre 2014

Cibi speziati

Incubi
(di Felice Celato)
Complice una cena indiana assai impegnativa, stanotte ho dormito pochissimo (meno del solito). Sicché nulla di strano che nel pomeriggio, dopo l'attenta lettura della Relatio Synodi, mi sia appisolato sul divano; anzi, ho anche sognato. Ma, vuoi per un effetto tardivo del cibo iperspeziato, vuoi per la posizione non proprio adatta ad un vero recupero del sonno perduto, ho avuto un incubo: ho sognato che cosa potrebbe aspettarci di qui alla sessione ordinaria del Sinodo, prevista per l' autunno del prossimo anno. Provo a raccontarvi l'incubo angoscioso: ero davanti alla TV e mi sono comparse davanti le quote di una nuova agenzia di betting ( Vatigaming, si chiama) dove si raccolgono scommesse sui risultati del "braccio di ferro" (c’è sempre un giornalista negli incubi veri!) fra cardinali progressisti, cardinali conservatori e il Papa. “Certo, durante l'anno – chiariva la scollacciata conduttrice – ci saranno molti sondaggi per verificare come si muovono maggioranze e minoranze emerse su ogni paragrafo della Relatio Synodi (per esempio, non si conosce ancora la decisiva opinione di S.E. Scalfari, cardinale anche lui ma non praticante); intanto, le quote d'apertura, per orientare i primi scommettitori, sono le seguenti: i conservatori vengono dati a 2,60, i progressisti a 3,10, ma si prevede ( quota 1,80 ) che il Papa segnerà un gol! Sulla base di queste quote (iniziali, badate bene!) Piepoli, il mago delle nostre proiezioni, prevede oggi (ma vedremo meglio di settimana in settimana) che il paragrafo sui divorziati alla fine, quando l'arbitro fischierà il fine gara, verrà di nuovo ripristinato nella versione Forte, grazie ad un decisivo assist del Papa; molta incertezza per ora sulla tenuta del paragrafo sugli omosessuali, che ( sempre per ora) viene dato in quasi parità, con un leggero vantaggio per la versione Forte, grazie anche alla chiara posizione del sindaco Marino, che il Papa pare tenga in gran conto. E voi, concludeva la miss, intanto cominciate a scommettere! Lo potete fare, anche allo stadio, dal vostro cellulare: basta aprire un account con VATIGAMING!”
Poi mi sono svegliato, tutto sudato; e, per moderare l’agitazione, mi sono detto: "Va bene, ma perché ti agiti? In fondo questa è la democrazia, bellezza! Non sarai mica contro la trasparenza?". Però mi è venuta una gran voglia di recitare un Rosario!
Roma 19 ottobre 2014