lunedì 6 gennaio 2014

Stupi-diario di fine feste

S.F.C.
(di Felice Celato)
Per chiudere in maniera forse simpatica questo periodo di feste religiose e laiche, vorrei proporre a tutti gli amici un piccolo e divertente esercizio da praticare durante l’anno appena cominciato. E’ un esercizio semplice e forse anche utile che cercherò di illustrare brevemente sperando però che sia praticato da tutti noi lungamente. E per compiacere la nostra linguistica anglo-filia vorrei dargli un nome inglese: il Silence Fillers Chasing (in sigla SFC), che in Italiano potremmo chiamare la-caccia-ai-riempitori-di-silenzio. Sgombriamo subito il campo da equivoci: credo che Silence filler sia un gioco enigmistico americano, col quale il nostro SFC non ha nulla a che vedere; né il nostro SFC ha nulla a che vedere (propriamente) col vezzo dei parlatori timidi che, temendo le pause del loro stesso eloquio, lo riempiono di parolette non aventi pertinente significato (tipo: come dire, voglio dire, etc) o di fonemi e vocalizzi del tipo quelli cui indulgono (insopportabilmente) i giornalisti radio-televisivi per dare ritmo (?) o continuità (?) ai loro parlari.
No, l'SFC è un esercizio un po’ più avanzato e si rivolge alla caccia dei riempitori di silenzio “ideologici”, cioè a coloro che fanno del riempimento del silenzio una propria ideologia, una specie di conscia o inconscia ragione di vita o anche, più spesso, un mestiere.
Per rendersi conto di quanto ampio sia il nostro terreno di caccia mettiamoci in critico ascolto dei nostri media o dei nostri politici. E per individuare le “prede” da cacciare proviamo a domandarci, dopo aver letto un pezzo o ascoltato, chessò?, una dichiarazione di qualche “portavoce” di partito: che cosa voleva dire che non fosse già noto? Perché vuole evitare che noi si abbia il tempo (e il silenzio necessario) per pensare a quello che sicuramente aveva già detto, ammesso che ne valesse la pena? Perché si è preso il rischio di dire una banale ovvietà o, peggio, una stupidaggine? Per quale ragione non ha preferito il tacere? Bene: se la risposta a questa o ad analoghe domande è che l’unica ragione di tale “esternazione” sta nell’affermare la propria “esistenza in vita”, secondo il moderno principio che esse est percipi (essere è essere percepito) o nel semplice disprezzo del silenzio, allora quella è la preda del nostro SFC!
E quando si è individuata la preda, che fa il cacciatore? Mira e scocca la freccia! E poiché noi siamo cacciatori non violenti, che proiettile o freccia potremmo sparare? Qui abbiamo una scelta: se stiamo leggendo, saltiamo a piè pari l’intero articolo, costi quel costi (cioè a rischio di perdere qualcosa che non sapevamo, annegato fra le banalità che sapevamo); se, invece, siamo davanti alla radio o al televisore, impugniamo il telecomando e cambiamo canale (ci sono degli ottimi programmi di musica classica!) o, meglio, godiamoci un po’ di silenzio.
E, siccome essere contro la caccia è politically correct, noi, che ci teniamo tanto alla nostra political correctness, rivolgiamo agli editori e ai direttori di media una preghiera: non induceteci in tentazione! Eliminate o restringete al minimo indispensabile il nostro terreno di caccia! Non fateci più leggere o ascoltare i silence fillers, i vacui riempitori di silenzio alla ricerca della (altrimenti improbabile)  loro percezione!
Roma, 6 gennaio 2014, Epifania di N.S.


PS: Se, per caso, queste righe vi sembrano un mero riempimento di silenzio, da pomeriggio festivo in casa, trattatemi come un volgare silence filler e dimenticate questo post!

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