giovedì 11 agosto 2016

Sineddochi

L'Eco delle letture
(di Felice Celato)
Visto che – temo – fra qualche giorno ci riprenderà (se non la voglia) almeno il fastidio di occuparci di cose serie e di cose Italiane (notate la strutturale non-coincidenza dei due ambiti), cominciamo ad avviarci, magari con approccio autoironico, partendo dal commento di un breve saggio (il taglio è quello di un lungo articolo di una dozzina di pagine) di Umberto Eco che forse era noto ai più ma che a me, invece, era sfuggito. Ho avuto l’occasione di conoscerlo su segnalazione di un blog di lettori che seguo di tanto in tanto e, devo dire, mi ha molto interessato: si tratta del saggio intitolato Ur-fascism(*), scritto da Eco nel 1995 per The New Yorker review of books [chi vuole leggerlo direttamente troverà – sotto – il link] emi pare di aver capito – poi incluso, in Italiano, nella raccolta di saggi Cinque scritti morali pubblicata da Bompiani nel 1997 col titolo Il Fascismo eterno.
Bene. E che dice, in estrema e brutale sintesi, questo saggio (fra l’altro godibilissimo, come molti degli scritti di Eco)? Dice, in sostanza, che il corrente uso generico del termine “fascista” per una serie di fenomeni politici (del novecento ma anche di oggi) certamente non del tutto omogenei fra loro (e l’esemplificazione che di ciò fa Eco è pure storicamente interessante) è un caso palese di sineddoche (ripasso per gli antichi scolari: figura retorica basata sull’uso di parole dal significato più o meno ampio di quella propria, ma a questa riferibili per essere una parte per il tutto – esempio: come prora per dire nave – ovvero il contenente per il contenuto – esempio: bere un bicchiere d’acqua – ovvero, ancora, la materia per l’oggetto – esempio: il ferro per la spada. Così il Devoto-Oli); una sineddoche, dunque, basata su un qualcosa (il fascismo) che – nella sua versione originale e prescindendo dalle sue tragiche conseguenze – era più retorica che pensiero, più confusione che ideologia, forse più folklore che sostanza.
E che cosa ha assicurato il successo di questa sineddoche? Non  tanto la priorità storica del fascismo (in fondo la prima dittatura di destra ad essersi impadronita di un paese Europeo); quanto piuttosto una serie di ricorrenti caratteristiche – magari fra di loro contraddittorie – di per sé non organizzabili in un sistema di idee ma sufficienti, per loro natura ed in differenti realtà, a far sì che ciascuna di esse richiami il coagulo del fascismo attorno a sé.
Ovviamente Eco fa poi un’ampia sintesi di tali caratteristiche,  spesso profetica (il saggio è di oltre 20 anni fa), che non è il caso qui di riassumere (dal culto della tradizione alla paura della diversità; dal rigetto della modernità all’appello alle classi frustrate; dal disprezzo per il debole all’antiparlamentarismo, a quello che Eco chiama il populismo selettivo; etc.).
Dove sta, allora, l’approccio autoironico annunciato all’inizio e che servirebbe a stemperare – siamo in agosto!– la serietà dell’argomento? Beh, sta proprio nella riflessione sulla sineddoche: confesso che anch’io, in certe materie, soprattutto in quelle macro-politiche, sono portato all’abuso della sineddoche: così sono portato a definire comunisti tutti i semplici statolatri che magari comunisti non sono; o tutti gli anti-americani preconcetti che magari sono solo…sud-americani; o tutti i cultori del politically correct moralista e bacchettone, che magari sono invece solo noiosi.
Forse, lo riconosco, è un abuso, che mi è consentito dalla pazienza dei miei amici e al quale ricorro sempre con un po’ di sorriso.
Però, vabbè, insomma, diciamolo, con imbarazzo ma diciamolo: per me – nonostante tutto  e in certe materie che attivano la mia estreme diffidenza – se vedo una prora mi aspetto sempre una nave, per stare all’esempio del Devoto-Oli!
Roma 11 agosto 2016, Santa Chiara (auguri a tutte le Chiare!)

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(*) Credo di aver capito che il monosillabo Ur si riferisca alla città di Ur dei Caldei, intesa come – appunto – prototipo perenne di città, di comunità organizzata.


P.S. Traggo dal saggio di Eco una fulminante citazione di Ionesco: Le parole sono le uniche cose che contano; il resto sono chiacchiere.

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