martedì 9 settembre 2014

Renzi e Napoleone

Un “generale” smart and lucky
(di Felice Celato)
Credo che non possano esserci dubbi sul fatto che il nostro Presidente del Consiglio, oltreché una persona molto brillante (smart), sia anche molto fortunato (lucky).
E, come – pare  – insegnava Napoleone, “i generali è bene che siano intelligenti ma soprattutto è importante che siano fortunati”.
Ora – qualcuno potrebbe domandare – in che consistono  le “fortune” del “generale” Renzi?
Provo ad elencarle, tralasciando quella della sua straordinaria popolarità che – ovviamente – si deve più alla sua abilità (alla sua smartness) che non alla sua fortuna (luck):
  • il dollaro ha ripreso ad apprezzarsi sull’euro (il che vuol dire esportazioni più facili); persino il Brent è tornato sotto i 100 $ al barile;
  • il credito ha raggiunto livelli di costo estremamente bassi;
  • conseguentemente, gli spreads si sono appiattiti;
  • ancora la BCE si appresta ad iniettare ulteriore liquidità sui mercati, tramite l’annunciato acquisto di ABS, che aiutano anche a “ripulire” gli attivi bancari e quindi a riattivare il credito.

Esistono, cioè, sul mercato finanziario condizioni estremamente favorevoli per un paese fortemente indebitato, buon esportatore e con qualità del credito deteriorato dalla crisi industriale.
Per il “generale” Renzi – paradossalmente – è anche una fortuna che la congiuntura internazionale sia così complessa e difficile per i paesi occidentali che una attiva determinazione nell’azione più incisiva (e anche più spregiudicata) è esigenza largamente condivisa ed anzi attesa, addirittura auspicata da tutti, a livello europeo e anche occidentale.
E, dunque, il contesto finanziario e politico in cui il nostro “generale” affronta questo decisivo autunno possono ritenersi “ideali”, in parte per nostra fortuna ed in parte per suo (di Renzi) merito.
Diceva però anche, Napoleone, che la fortuna è donna; se ve la lasciate sfuggire oggi non crediate di ritrovarla domani”.
Ecco perché l’altro giorno dicevamo che questo autunno ci appare decisivo.
Le cose in pentola sono tante (troppe!, dice ruvidamente anche Marchionne): almeno su una di esse occorre una vittoria chiara, non di parole ma di fatti e, soprattutto, di fatti efficaci.
Accantonati, per ora, il progetto privatizzazioni centrali e locali, pendenti la riforma della Pubblica Amministrazione e il famoso job act e diverse altre cose, imminente la ripresa delle battaglie parlamentari sulle riforme costituzionali, il banco di prova sarà la altrettanto conclamata spending review, con le connesse (e secondo me decisive) questioni della destinazione dei risparmi e della direzione (pardon: del verso) dei tagli: orizzontali – come fece “l’odiato” Tremonti – o verticali come – sempre secondo me – sarebbe necessario per cominciare almeno a porre il problema di “riperimetrare” lo stato.
Intendiamoci bene: nulla di semplice, nulla di indolore (ricordiamoci che ad ogni esborso dello Stato corrisponde un incasso per qualcuno), nulla di popolare. Ma, diceva sempre Napoleone, “chi ha paura di essere battuto stia pur certo della sconfitta”.
Vedremo. Tutti abbiamo interesse a che il nostro generale non si lasci sfuggire la fortuna.
Roma, 9 settembre 2014

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