domenica 7 febbraio 2021

Conversioni

Una metànoia collettiva?

(di Felice Celato)

Per noi cattolici la conversione può essere, certamente, un evento improvviso (tipicamente: la conversione di san Paolo sulla via per Damasco) al quale  - come nel caso dell’Apostolo delle Genti – seguono però effetti duraturi; ma è anche un processo continuo: metànoia – conversione, in greco – vuol dire cambiamento di mentalità, cioè cambiamento del parametro di giudizio, che, per sua natura – appunto come parametro di giudizio – è destinato, ad un tempo, ad operare in via permanente e ad essere operato quotidianamente, perché quotidianamente abbiamo bisogno di ri-considerare  – alla luce della Parola – i valori etici, culturali, politici e sociali correnti.

Mi veniva in mente, questa riflessione da paolotto (clericale, bigotto, baciapile), proprio in questi giorni in cui ho dovuto – mio malgrado e costretto solo dal prorompente clamore degli sviluppi della crisi politica – ricominciare a seguire le cronache politiche nostrane, così dense, sì, delle consuete e consunte convenzioni verbali (ormai ridotte a slogan sincopati del tipo di quelli sciorinati tutte le sere in TV ), ma anche di inattese conversioni. E’ inutile mettersi, qui, ad elencare le damascate cui, speranzosamente e lietamente, abbiamo assistito nelle retoriche dei nostri aspiranti uomini politici; i giornali ne sono pieni e gli osservatori più pungenti ne hanno fatto oggetto di divertenti collages intesi ad esaltare la radicalità (talvolta comica) di tali conversioni. I parametri di giudizio (per esempio, su uomini, storie, esperienze e situazioni) sembrano scossi da profonde metànoie, indotte forse da una (finalmente) percepita gravità della crisi (stato di forte perturbazione nella vita di un individuo o di un gruppo di individui, sempre dalla benedetta Treccani online) che l’Italia vive, spesso senza rendersene conto. Si dirà: ma come senza rendersene conto? Non senti, dovunque, risuonare questa parola riferita alla sanità, alle condizioni economiche e sociali, persino ai modelli di vita? Vero: nelle correnti lamentele, di cittadini e di osservatori, certamente la crisi è - e non potrebbe non essere – chiaramente percepita, almeno nelle sue manifestazioni sintomatiche. Ma, guarda caso, il dubbio che così, più in profondo, non sia, mi viene quando, sotto la spessa corteccia delle lamentele, si scava nella coscienza della natura e della genesi di questa crisi; non sento, per esempio, i tanti mea culpa che sarebbero dovuti e necessari, perché – insegna sempre la cultura cattolica – senza coscienza della colpa non può esserci il proposito di non più incorrervi, in queste culpae spesso così radicate nelle nostre mentalità (o nei nostri abituali comportamenti). Capisco che il mea culpa non è, per nessuno, un esercizio gradevole, né, forse, per i politici, un’ammissione “pagante”: ma, secondo me, per l’archiviazione di questa crisi di radici remote e di onda lunga, è l’unico percorso affidante (anni fa, qui, mi era balenata l’esigenza di un reciproco perdono politico, come chiave di una fin da allora sperata palingenesi politica; cfr. Parole guida, un post dell’agosto 2012).

Bene, torniamo alle conversioni: dicevo che esse, per essere autentiche, non possono e non devono essere confinate nell’evento di un istante. Non basta cadere da cavallo lungo la strada, sentire voci, perdere la vista e la nozione del tempo per un po', come accadde a San Paolo lungo la via per Damasco; occorrono poi lunghi e faticosi viaggi, infinite difficoltà da superare, sacrifici, lunghe riflessioni e persino il sacrificio di sé stesso. Come dicevamo poco fa la conversione, la metànoia, implica una revisione dei parametri di giudizio; e rivedere i propri parametri di giudizio è un esercizio che va operato quotidianamente, anche partendo dal linguaggio che, della politica, è un insostituibile strumento e un indice performativo (detto di enunciazioni …che non descrivono un’azione né constatano un fatto …bensì coincidono …con l’azione stessa).

Dunque, mentre speriamo nella solidità di queste conversioni, nel breve giudicheremo prima di tutto dal linguaggio. Il tempo potrebbe anche recare una sorpresa: che da una crisi politica così diffusamente considerata incomprensibile o, peggio, irresponsabile, sia poi nata una metànoia collettiva.

Roma, 7 febbraio 2021

 

 

 

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