domenica 2 giugno 2019

2 giugno 2019

L’angoscia delle parole
(di Felice Celato)
Nella giornata che noi cattolici abbiamo dedicato all’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo, si celebrava, quest’anno, anche la Festa della Repubblica, in sostanza la ricorrenza del referendum (1946) che allontanò dall’Italia la putrefatta monarchia complice del fascismo ed elesse l’Assemblea Costituente; questa formò la Costituzione entrata poi in vigore il 1° gennaio del 1948.
Si potrebbe fondatamente notare che, per quanto effettivamente epocale per la nostra collettività, l’evento civile che si è celebrato oggi è incomparabilmente meno significativo della memoria del definitivo fondersi della natura dell’uomo con la natura di Dio, che apre all’uomo la possibilità di essere per sempre (Benedetto XVI); ma questa notazione susciterebbe lo sdegno ghibellino di molti (…noi guelfo-clericali siamo ormai una sparuta minoranza) e – in questi tempi di sdegni più o meno civili – non mi pare il caso di provocare i miei lettori (anche se sospetto che in maggioranza non siano proprio ghibellini). 
E allora dedichiamoci alla ricerca di qualche cosa che valga la pena di meditare dal mero punto di vista civile; ricerca temutamente faticosa e difficile, dati tempi, ma, invece, non del tutto infruttuosa: basterebbe leggere con attenzione lo scabro ed asciutto discorso di ieri del Presidente della Repubblica (sentire un Presidente esprimere auspici e concetti così elementari che dovrebbero esser interiorizzati da ogni uomo e donna, in una democrazia,  sottintende una diagnosi molto dura e finora ignorata, scrive Marzio Breda sul Corriere di oggi) e le Considerazioni finali del Governatore all’Assemblea della Banca d’Italia (che, come ogni anno, si è tenuta il 31 maggio); e di spunti da meditare se ne troverebbero a iosa, anche lasciando da parte (in questa sede) le analisi spietatamente lucide con le quali Ignazio Visco fa piazza pulita delle tante (e pericolose) fesserie che vengono quotidianamente spacciate per pensiero economico “libero da ogni soggezione europeistica”. Per quanto diversi per natura, occasione e cultura di chi li pronunciava, i due discorsi sembrano infatti pervasi da una comune… angoscia (che, per la verità, molto modestamente, è anche la mia): l’angoscia delle parole.
Altre volte qui abbiamo provato a spiegare quest’angoscia così legata al verboso presente; e l’abbiamo fatto citando Calimani (le parole generano le opinioni e le opinioni danno forma ai sentimenti; i sentimenti diventano fatti), Orwell (se il pensiero corrompe il linguaggio, anche il linguaggio può corrompere il pensiero), il linguista Antonelli (l’imputato non è la lingua….ma il collasso di valori che nella lingua si trasmette) e persino Nanni Moretti con suo famoso chi parla male, pensa male e vive male. Ma Visco attinge ad una citazione fulminante che, mi pare, fotografi meglio di ogni altra, nel presente, l’angoscia delle parolenell’oscurità le parole pesano il doppio (credo Elias Canetti). E che cosa c’è di più oscuro del nostro presente civile se il Presidente della Repubblica si sente costretto a ribadire che le democrazie non sono compatibili con chi alimenta conflitti, con chi punta a creare opposizioni dissennate fra identità, con chi fomenta scontri con la continua ricerca di un nemico?
I lettori di migliore memoria (e, data la presunta età media della maggioranza di essi, potrebbero esser rari) ricorderanno che in passato avevamo più volte fatto ricorso alla… invocazione di un’ecologia della convivenza, basandola anzitutto sull’igiene del linguaggio, sulla “sanità” delle sue fonti e sulla misura nelle dosi di polemica quotidiana. Sono passati diversi anni e mai – rileggendole – le nostre note mi sono sembrate più inutili.
L’angoscia di un presente nel quale si sono perduti i significati, la coscienza delle conseguenze e le misure della parole, cresce. 
Nel giorno dell’Ascensione mi pare più forte la nostalgia della nostra altissima vocazione (Gaudium et spes, 22) cui alludeva Benedetto XVI.
Roma 2 giugno 2019





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