Il mormorio di un vento leggero
(di Felice Celato)
Certamente non mi è tornata alcuna voglia di mettere in ordine e condividere le mie angosciate sensazioni sul cupo presente che viviamo e sui potenziali sviluppi delle tendenze in atto (particolarmente su scala occidentale); tanto più perché le vedo associate ad una tutta nostrana dis-trazione verso beghe casalinghe di nessuna vera rilevanza (e, comunque, di totale incongruità temporale) e ad una larga sottovalutazione delle possibili, drammatiche dinamiche dei diversi scenari che il tempo presente ci consegna; dei quali potremmo dover affrontare pesantissime conseguenze.
Per consuetudine settembrina, vorrei però tornare almeno a salutarci cordialmente su queste pagine (che, ormai da più di quindici anni, mi fanno compagnia e, forse, spesso hanno afflitto i miei pur pazienti lettori), almeno con qualche cenno sull’estate in via di conclusione.
Le cd “vacanze” (per tali e per me intendendosi ormai solo le mere assenze dalla città) sono finite nel caldo torrido che ormai accomuna città, campagne, mari e monti; per fortuna (e grazie a Dio) sono passate nella serenità familiare, rallegrata da incrociate generazioni di bambini, ragazzi ed adulti della famiglia, riuniti per qualche settimana in piacevoli convivenze e in mutevoli combinazioni. [Per mia fortuna, la gestione operativa della sarabanda è ricaduta, come al solito, solo su mia moglie!]
Il lieve vento che talora frugava gli olivi, mentre alzavo inorridito gli occhi dalle pagine degli inevitabili giornali, mi ha fatto spesso tornare in mente, con religiosa speranza, il bellissimo racconto biblico del profeta Elia che si affaccia dalla grotta sul monte Oreb nella quale aveva trovato rifugio mentre fuggiva da Gezabele che voleva ucciderlo (I Re, 19):
Gli fu detto: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore». Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna. Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: «Che fai qui, Elia?».
Di venti impetuosi che spaccano i monti, di terremoti, di fuochi, se ne sentono tanti,….e il vento leggero del Signore si fa fatica a percepirlo nei furori e rumori del mondo. Ma il lieve mormorio del vento che frugava fra le chiome degli ulivi c’era e mi ha tenuto compagnia sulla maremma assolata, facendo quasi “vibrare” le pagine del libro che tenevo davanti a me (…ancorché in forma di ebook!), appoggiato sopra le pagine dei giornali; e che mi ha aiutato a non riaprirli (*).
Per fortuna, non essendo un profeta, non mi sono sentito chiedere Che fai qui, Felice?, perché francamente non avrei saputo che cosa rispondere: nonostante il Signore conosca a perfezione i miei limiti, non avrei trovato il coraggio di confessare una simile follia comportamentale: sto cercando di non leggere i giornali che ho appena comprato!
Si dirà: ma è pensabile, oggi, smettere di comprare i giornali? Non lo so; mi viene difficile accettarlo (visto che li leggo da oltre sessant’anni), fino al momento in cui, inevitabilmente ogni giorno, li apro e ne sfoglio le pagine o ascolto quelle versioni televisive che dovrebbero esserne, appunto, i tele-giornali: cronache nere dilaganti ricche di dettagli per maniaci, contese vocali su tutto senza nessuna sostanza (o quasi) se si eccettua l’indomabile esigenza di contendere su tutto, come se si viva di una costante ebrezza di propagande; slogan para-politici (con tanto di apposite, quotidiane e ridicole, repliche televisive) e paginoni dedicati ad improbabili protagonisti del tempo, con dettagli su amori passati, su inclinazioni presenti e su fatue visioni del mondo.
E mi domando: non leggendone, di queste cronache giornaliere (o non ascoltandole in versione televisiva), cosa cambierebbe della mia coscienza del presente? E, del presente, che cosa cambierebbe se io mi estraniassi completamente dal seguirne i confusi racconti?
Nulla, ovviamente, perché il rumore del mondo finisce comunque per arrivare; se non che cesserei di soffrire per la sistematica erosione degli ideali europei, non più solo con le parole (vedasi qui il post, di giusto tre anni fa, Il framing dell’Europa, appunto del 23 settembre 2023) ma anche con fatti più o meno concludenti (e magari inconcludenti).
Ma non riuscirò a non comprare più i giornali. Dovrò rassegnarmi, però, a trovare una risposta intelligente, ove mai il Signore volesse rivolgermi la temuta domanda di cui sopra. E per ora non ci sto riuscendo. Forse perché, nonostante ce la metta tutta, non riesco a percepire il mormorio di un vento leggero. Che, pure, lo so, soffia comunque.
Roma, 15 settembre 2026
(*) Lo consiglio a tutti, questo voluminoso compendio di riflessioni che il curatore (Stefano Imperiali) ha organizzato mettendo insieme il testo del Vangelo secondo Giovanni in forma sequenziale con i vari commenti che, nel tempo, Joseph Raztringer/ Benedetto XVI ha dedicato alle singole pericopi (infatti il titolo completo del libro è: Il Vangelo di Giovanni letto da papa Benedetto XVI).