domenica 31 agosto 2025

Settembre 2025

Un soffio basta

(di Felice Celato)

Se si prescinde dalle accezioni legali o burocratiche del termine, nel linguaggio di tutti i giorni la vacanza (o, al plurale, le vacanze) indica il periodo di riposo, più o meno lungo dalle proprie ordinarie occupazioni che una persona si concede (se svolge attività autonoma), o si fa concedere (se è in posizione subordinata) [cfr. Vocabolario on line Treccani]. Si nota subito che il concetto rimanda ad ordinarie occupazioni, che da tempo, alla mia età sono fortunatamente cessate; e perciò a me non si applicherebbe, con riferimento al breve soggiorno maremmano che, ormai da anni, ci concediamo io e mia moglie (la quale peraltro non è sottratta, nemmeno in vacanza, alle sue ordinarie occupazioni di regista ed attrice protagonista di cure familiari, cioè – per dirla in dialetto marchigiano – di vergara,

intesa come effettiva mater familias, ora, meglio, avia familias).

Ma tant’è: continuiamo a chiamarla vacanza (o vacanze), per intenderci.

Bene, anche quest’anno le vacanze sono finite e posso (grazie a Dio!) farne un bilancio personale estremamente positivo per il concorso di una reunion familiare piena di speranze (i nostri nipoti) e di speranti (i loro genitori e i loro nonni) che per quasi un mese hanno convissuto con grande soddisfazione, credo di tutti. 

E dunque eccoci a settembre; tempo di migrare, come diceva D’Annunzio pensando ai pastori;  tempo – mai, a mia memoria, tumultuoso come il presente – di (necessariamente) sperare, che è un po' come migrare dal disperante contesto che viviamo verso il mare… (verde come i pascoli dei monti – dice D’Annunzio – e come, da sempre, la speranza, persino in molti “luoghi” Danteschi).

Che dire? Sperare – specie nel nostro tempo – è difficile. Paradossalmente è più facile sperare nella salvezza eterna (in fondo così astratta nella percezione comune e patrimonio solo di coloro che al destino eterno dell’uomo credono) che in quella terrena, così vicina e concreta e minacciata dalle umane follie. Eppure – questo vale per noi fideles – le parole del Maestro sono chiare: Ecco, Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt, 28, 16-20). 

E allora, nonostante tutto, noi dobbiamo sperare (chi ne ha voglia, vada a rivedersi il post Letture che ho qui condiviso il 7 febbraio del 2013); nonostante il perdurante abissale oggi della sofferenza (J.Ratzinger, Gesù di Nazareth, Seconda parte, pg 241 dell’edizione LEV 2011), di tanti, nel nostro mondo di Caini e di Saul.

Mentre – anche sull’affettuosa premura di un amico fraterno – rimuginavo questa sfida (noi dobbiamo sperare), da un – laicissimo – romanzo di 25 anni fa che sto rileggendo (di Diego Marani: Nuova grammatica finlandese, Bompiani, 2000), eccoti emergere il consiglio che un medico dà al suo paziente che ha tragicamente perduto la memoria di sé e che cerca la via per ritrovarla: un soffio basta, se sotto la cenere cova ancora un minimo fuoco!

Ecco, per quello che sta a noi, un soffio basta, può bastare per riaccendere il fuoco della memoria; ma, forse, anche, per rigenerare il calore di una fiamma in chi guarda solo alla cenere (come talora mi accade); un umano soffio della volontà che, in ogni caso, speriamo possa diventare un’invocazione per quello – infinitamente più potente –  dello Spirito.

Roma 31 agosto 2025

PS: Spero che i post che (forse) verranno possano confortare l’intendimento di questo!